Due passi in città

Dall’autobus, alla posta sino a piazza Cavallotti la nostra cronista fra la poca gente incontrata, rileva l’attenzione di tutti agli accorgimenti assunti nel rispetto delle ordinanze.

di Rita Santuari

Pur rispettando al massimo la raccomandazione di non uscire di casa, l’ho dovuto fare per rifornirmi di generi alimentari, come tutti. Armata di mascherina, guanti e occhiali e con carrello al seguito, ho inforcato il primo autobus ,direzione mercato. Eravamo 3 passeggeri, uno in cima, uno in fondo ed io a metà, unica ad indossare gli accessori. Soltanto un signore molto anziano si era fatto una maschera con un sacchettino di plastica tenendola sul volto dopo aver fatto due buchi ed averci infilato le orecchie. Scendo in via Grande , desolazione assoluta, pochi passanti, quasi nessuno con la maschera :
Arrivata nei pressi delle poste una fila ordinata e con oltre un metro di distanza attendeva il proprio turno. Una signora mi ferma e mi chiede dove l’ avessi comperata, indicando la mascherina , purtroppo non ho potuto dare una risposta se non quella di ordinarla presso una farmacia. Mi sento chiamare, è un’amica che segue il nostro giornale e mi rimprovera per non aver segnalato quanto mi aveva chiesto più e più volte e cioè,far presente all’amministrazione comunale la gravissima situazione sugli Scali della Dogana d’Acqua, creata dalla forte velocità delle auto provenienti dal semaforo viale Orlando, Mura,  che allo scattare del verde prendono l’abbrivio non tenendo conto della strada stretta e senza marciapiedi, con le abitazioni a filo strada. Prima o poi ci scappa il morto, pur facendo attenzione . Inoltre mi dice che la cosa è stata già segnalata e che lo rifaranno.” Ecco fatto , intanto ne abbiamo parlato e forse qualcuno lo leggerà. Arrivo in Piazza Cavallotti , auto della polizia a controllare ad ogni accesso. Barroccini ben forniti di frutta e verdura freschi, alcuni si sono organizzati con l’elimina code raccomandando alle persone di non avvicinarsi al banco se non alle distanze di legge. Qualcuno urla simpaticamente ” signora si sposta più in là o prendo il metro , lo sa com’è un metro?”.Anche nello scherzo e nelle battute si avverte la pausa , ma una sana risata per allentare le tensioni può sempre far bene. Riprendo l’autobus, devo giungere a casa per potermi affacciare al balcone a mezzogiorno in punto con tutta l’italia in quel preciso momento , applaudendo e cantando per dire grazie a tutti coloro che operano negli ospedali e che rischiano la vita nel compiere il loro lavoro , medici, infermieri , ai medici di famiglia operatori, alle forze di polizia ai quali noi dobbiamo la nostra salute, la nostra vita, la nostra sicurezza. Tutta l’italia con dimostrazione televisiva c’era, io c’ero e qualche applauso l’ho sentito , Un amica che abita in via Inghilterra mi ha telefonato dicendo che un centinaio di persone dalle terrazze hanno cantato, applaudito ed intonato l’Inno di Mameli. e lei si è commossa fino alle lacrime. Mentre sto scrivendo ricevo una telefonata da Mara ,amica carissima che abita alla Rosa e mi fa sentire la musica che si propaga per tutta la zona, è un ragazzo che ha spalancato tutte le sue finestre che suona e canta a tutto volume e conclude dicendomi : ” Credimi è bellissimo , questo ci fa sentire meno soli “.