Effetto Venezia, ma effetto di che? E’ ora di cambiare

 

di Roberto Olivato

Si conclude questa sera 5 agosto la 33esima edizione di Effetto Venezia che come in fotocopia si ripete dal 1985, a dimostrazione dell’assenza d’iniziativa innovativa da parte degli organizzatori, che non fanno altro che riproporre un copione trito e ritrito . Un Effetto che della Venezia non ricorda proprio nulla, se non il fatto di inserire concerti e bancarelle nello storico quartiere presidiato dalla chiesa di San Ferdinando e da quella di Santa Caterina. Gli stessi allestimenti avrebbero potuto essere posizionati in qualsiasi altro quartiere cittadino ed avremmo avuto Effetto Borgo, Effetto Coteto, Effetto Salviano, Effetto Corea e via di questo passo. Forse sarebbe ora che questa manifestazione venisse rivista e rinnovata. Ma fra i frastuoni del palco presente in piazza del Luogo Pio ed orchestrine sparse in alcuni angoli del quartiere che vide i natali di San Pio Alberto del Corona, si è fatto largo il sestetto musicale “I Musici Veneziani”, composto da un gruppo di giovani musicisti, che si è esibito nella chiesa di San Ferdinando fuori dalla caciara delle vie confinanti, riscuotendo grande successo di pubblico che occasionalmente si era trovato presente nella navata della settecentesca chiesa dei padri Trinitari, senza che fosse stato creato alcun avviso pubblicitario. Giovani che appassionati ed affascinati dall’arte musicale hanno offerto il meglio di se esibendosi in alcune musiche sacre: Panis Angelicus di C. Franck, Ave Maria di C. Gounod, Ave Verum di W.A. Mozart e questi sono i loro nomi Michele Caporusso, Jana Theresa Hildebrandt, Giorgia Parrini, Andrea Filidei, Alice Parrini e Stella D’Armento.