A rischio 60 lavoratrici dell’indotto ex Lucchini

La linea editoriale del nostro giornale, come i nostri lettori si saranno resi conto, non prevede una rubrica specifica per la politica che lasciamo trattare agli altri quotidiani. Principalmente c’interessiamo di problemi legati alla quotidianità dei nostri concittadini, lasciando da parte i vari comunicati di partito che rischierebbero di farci affibiare etichette che non desideriamo avere, a salvaguardia della nostra neutralità che ci permette di dire pane al pane e vino al vino a tutti i Partiti. Il caso però che presentiamo oggi, pur essendo un comunicato stampa di un esponente politico, abbiamo deciso di pubblicarlo per la problematica sociale che esso rappresenta per tutto il il mondo dell’indotto legato alla ex Lucchini di Piombino. Una sessantina di donne alla quali è stata tolta la Cigs (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) mettendo a rischio il sostentamento delle loro famiglie, pertanto questa pubblicazione è stata decisa nella speranza di fornire un contributo alla causa di queste lavoratrici, affinchè quanto prima venga trovata una soluzione definitiva. Da diversi anni in molti settori i vari gruppi industriali, ma anche parte della politica,  dimostrano di considerare le persone come numeri, anteponendo ad esse solo ed esclusivamente i propri interessi economici.

                                                                              Roberto Olivato

 

Il nostro territorio vive oramai da anni in un situazione di grave disagio economico con supporto degli ammortizzatori sociali, dei quali è stato fatto un abuso fin dagli anni 90. Una visione poco lungimirante impostata esclusivamente alla monocultura industriale, fuori da qualsiasi logica moderna di diversificazione e di sviluppo. Un’impostazione tuttora radicata pesantemente, nonostante la crisi oramai evidente che ha portato alla fine definitiva della produzione di acciaio. Le conseguenze le vediamo e soprattutto le subiamo. Inspiegabile la staticità di una classe dirigente che continua imperterrita a pensare solo alla siderurgia, come dimostrano gli ultimi atti di previsione urbanistica, e non solo. Nel frattempo però, gli ingenti e continuativi sostegni pubblici non sono regolati da equità, in quanto vi sono molte realtà dell’indotto e del terziario totalmente abbandonate a se stesse. Fra queste vi è l’ambito dei servizi di mensa e di pulizia all’interno dello stabilimento ex Lucchini. Si tratta di una sessantina di donne, molte di loro capofamiglia, con pesanti problemi familiari e con stipendi molto bassi già all’origine nel pieno della forza lavoro. Il ministero competente con un pronunciamento preciso nel 2015 (interpello al ministero del lavoro nr. 19/2015 del 20 luglio 2155) prolungava alle imprese appaltatrici dei servizi la CIGS oltre la durata del periodo spettante, secondo le normative inerenti il loro settore, in funzione del fatto che le comittenti erano costrette a ridurre drasticamente l’attività produttiva. Purtroppo, successivamente, il pronunciamento del ministero del lavoro è stato modificato e le lavoratrici delle aziende appaltatrici dei servizi non debbono avere più diritto alla durata della CIGS come sostenuto nel 2015. A questo punto è opportuno porsi delle domande. La prima riguarda la capacità dei tecnici ministeriali nel pronunciarsi in modo adeguato e preciso; la seconda, se tali modifiche siano solo attribuibili ad errori di valutazione ed interpretazione delle norme. Non vorremmo che ci siano stati interventi trasversali in tal senso, che abbiamo modificato le condizioni iniziali. Il silenzio generale su questa questione pone alcuni dubbi. Ci saremmo aspettati che vi fosse una protesta pù ampia rispetto a quella legittima delle dirette interessate. E’ ovvio che ciò debba essere materia d’interrogazione parlamentare, della quale ci faremo promotori attraverso i nostri canali istituzionali, chiedendo chiarimeti ed il ripristino delle condizioni di diritto alla Cigs paritetiche alle committenti.

Luigi Coppola
Segr. prov. UDC Livorno