AUGURI MAMME !!!

Mamma, son tanto felice
perché ritorno da te.
La mia canzone ti dice
ch’e’ il piu bel sogno per me!
Mamma son tanto felice…
Viver lontano perché?

Mamma, solo per te la mia canzone vola,
Mamma, sarai con me, tu non sarai piu sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
Forse non s’usano piu,
Mamma!,
Ma la canzone mia piu bella sei tu!
Sei tu la vita
E per la vita non ti lascio mai piu!

Sento la mano tua stanca:
Cerca i miei riccioli d’or.
Sento, e la voce ti manca,
La ninna nanna d’allor.
Oggi la testa tua bianca
Io voglio stringere al cuor

Mamma, solo per te la mia canzone vola,
Mamma, sarai con me, tu non sarai piu sola!
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
Forse non s’usano piu,
Mamma!,
Ma la canzone mia piu bella sei tu!
Sei tu la vita
E per la vita non ti lascio mai piu!
Mamma… mai più !

Il ricorso di una coppia omosessuale avverso il diniego del sindaco di Sorrento a concedere il permesso al matrimonio nel chiostro di San Francesco, ci sembra eccessivo ritenendolo un puntiglio o un capriccio, più che altro. Per fortuna i capricci di questi due gay passano in secondo piano essendo a ridosso della Festa della Mamma e per meglio presentarne il significato, facciamo precedere questo editoriale dal testo della più famosa delle canzoni dedicate alla Mamma quale omaggio alla loro festa del 13 maggio. “ Oggi la testa tua bianca io voglio stringere al cuor “. Questa é una frase tratta dalla canzone scritta da Cesare Andrea Bixio e dall’ommonimo Bixio Cherubini nel lontano 1940 ma che, a distanza di settant’otto anni, rimane la canzone che più di tutte riesce a  raccontare l’infinito amore che ognuno di noi prova per la propria madre, per chi ha ancora la fortuna di avere.
Senz’altro l’immagine della testa bianca poco si addice ai nostri tempi dove, grazie a tinte bionde, rosse, nere ed altri variopinti colori, di mamme bianche se ne vedono ben poche e forse nemmeno di nonne. Domani quindi sarà la festa della Mamma, una ricorrenza che torna annualmente ogni mese di maggio, mese di Maria, Madre per eccellenza. Un termine quello di Mamma che non ci meraviglieremmo se fra qualche tempo venisse cancellato dal vocabolario, in difesa di una pseudo parità di diritti con coppie di sesso maschile, in cui è presente un mammo o in quelle di sesso femminile dove è possibile trovare  due mamme. Queste eterogenee unioni hanno però poco a che fare con la Mamma, colei che dopo un atto d’amore, ha messo al mondo una nuova vita. Si la Mamma, colei che ha il privilegio ed il dono divino di permettere l’esistenza e sviluppo della razza umana grazie alla procreazione, dono che una coppia del medesimo sesso è per natura impossibilitata a garantire e che non sarebbe mai venuta al mondo, se non ci fosse stata una vera Mamma a concepirli. Si fanno strada in alcuni ambienti, voci dove si tende a sminuire il significato della Festa della Mamma e quella del Papà, chissà perché non anche quella della donna,  per non offendere i soggetti delle unioni civili. A contrastare le pretese di autocandidature a mamme da parte di coppie del medesimo sesso, riportiamo alcune poesie che esaltando la figura della MAMMA, fanno capire che non basta pretenderlo per legge, ma esserlo ! Grazie Mamme da tutta la redazione de il Ruspante, per la vita che ci avete donato.

A Mia Madre, di De Amicis

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!

La Madre, di Giuseppe Ungaretti

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Maternità, di Tagore

Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,
tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro
del mondo nelle mie esili braccia?

La mia sera, Giovanni Pascoli

… Don… don e mi dicono Dormi!
Mi cantano Dormi! Sussurrano
Dormi! Bisbigliano Dormi!
Là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla
sul far della sera”

Lettera alla madre, Salvatore Quasimodo

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono in pace con me,
ma non aspetto perdono da nessuno,
molti mi devono lacrime da uomo a uomo.
So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti,
povera e giusta nella misura d’amore per i figli lontani.
Oggi sono io che ti scrivo.” – Finalmente, dirai,
due parole di quel ragazzo che fuggì di notte
con un mantello corto e alcuni versi in tasca.
Povero, così pronto di cuore lo uccideranno un giorno in qualche luogo.
“Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo di treni lenti
che portavano mandorle e arance, alla foce dell’Imera,
il fiume pieno di gazze, di sale, d’eucalyptus.
Ma ora ti ringrazio, questo voglio, ell’ironia che hai messo sul mio labbro,
mite come la tua. Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano, e non sanno che cosa.
Ah, gentile morte, non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante,
su quei fiori dipinti: non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà, morte di pudore.
Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.