Casa dolce casa

L’atavico problema casa a Livorno ha rischiato il 2 agosto di provocare la prima vittima di una precaria situazione abitativa, la cui soluzione è disattesa da troppi anni. L’incendio in cui è stata coinvolta Marcella Ribechini, un’attivista del sindacato AS.I.A. accaduto per cause accidentali, sembrerebbe per un mozzicone di sigaretta caduto sul divano ha sviluppato fiamme ed un denso fumo che ha avvolto in breve tempo la Torre La Cigna, occupata da diversi mesi da 200 perone fra le quali una quarantina di minori. Questa mattina la signora Ribechini, ci ha detto Giovanni Ceraulo responsabile di Asia-Usb, è stata trasportata al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale di Pisa. In un comunicato stampa del sindacato inquilini traspare la rabbia e l’amarezza per la mancanza di alloggi popolari: ” A Livorno ci sono 40 sfratti al mese e 30000 disoccupati censiti, da anni – prosegue il comunicato- denunciamo pubblicamente e con ogni mezzo l’immobilismo delle Istituzioni TUTTE, sul fronte dell’emergenza abitativa”. Nel frattempo si susseguono incontri ai cui tavoli si discute, ma senza sostanziali soluzioni al problema casa. A livello europeo, se prendiamo in considerazione le abitazioni sociali in affitto in rapporto al totale delle abitazioni troviamo i Paesi Bassi con il livello più alto 32%, seguiti da Austria 23%, Danimarca 19%, Regno Unito 18%, Svezia 18%, Francia 17% e Finlandia 16%. L’Italia é agli ultimi posti in Europa col 5,3% , ben al di sotto dell’ 8,3% che é il valore medio Europeo. Il problema casa rimarrà tale sino a quando non verrà attuata una seria politica abitativa, che rimettendo in moto l’edilizia sarà in grado di far ripartire l’economia del nostro Paese. Un piano casa tipo quello attuato nell’immediato dopoguerra conosciuto come Piano Fanfani, che rilanciando l’edilizia permise l’assorbimento di un considerevole numero di disoccupati e la costruzione di alloggi per le famiglie a basso reddito. Si dice che non sempre la storia sia maestra di vita, ma in questo caso crediamo proprio di si. Perché non riprovarci?

Roberto Olivato