C’é Natale e Natale

di Roberto Olivato

Ad una settimana dal Natale per le vie cittadine, ma soprattutto nei centri commerciali della periferia, accresce il fermento per gli acquisti degli ultimi regali, anche se a sentire i negozianti non ci sono grandi acquisti, nonostante le tredicesime che da anni sono destinate ad appianare debiti e tasse. In questo clima rigorosamente natalizio, anche per le rigide temperature di questi giorni non mancano, anzi aumentano, le presenze di mendicanti con la mano tesa in prossimità di negozi e chiese. Fra loro ci sono quelli che per tutto l’anno presidiano i marciapiedi di via Grande. Uno di questi è Alberto, che staziona solitamente fra l’angolo di via Piave e via Grande, l’abbiamo preso ad esempio per la sua storia che lo accumuna a quella di molti altri, la sua è l’immagine di uno dei tanti che la crisi economica e le conseguenti difficoltà familiari ha creato.  “Fortunatamente scapolo”, così si considera, sembra che abbia molto più dei cinquant’otto anni che dichiara, accartocciato nella sua consunta giacca a vento azzurra, con in testa un cappellino di lana ed una sciarpa grigia attorno al collo, tutto ingobbito si fa incontro ai passanti, allungando la mano tremula. Il perché di questa sua situazione ce lo spiega con voce fioca “ Sino al 1995 avevo un lavoro a Lucca, poi la ditta fallì e mi trovai senza reddito, non potendo più pagare l’affitto venni sfrattato ed andai a vivere da mia madre, che con la pensione di reversibilità di mio padre, mi aiutava ad andare avanti.” Non ha cercato un altro lavoro? “ Si, ma erano tutti lavori di pochi mesi e poi di nuovo a casa per un anno, mi adattavo a fare di tutto ma nessuno che mi assumesse in pianta stabile ”. Quindi sono vent’anni che lei è in queste condizioni, non ha mai provato a rivolgersi alle Istituzioni lucchesi? “ Si andai in comune, dagli assistenti sociali, tutti mi promettevano che si sarebbero interessati ma non ho mai visto niente, erano più interessati a sistemare i profughi”. Come mai da Lucca a Livorno? “ Cinque anni fa mia madre morì e così mi trovai in mezzo ad una strada, per fortuna mi venne in mente di una mia amica di Livorno, la chiamai e lei accettò di ospitarmi evitandomi di finire a dormire sulle panchine della stazione”. Qui a Livorno ha provato a chiedere aiuto a qualcuno? “ Ho provato a sentire qualche associazione, ma più che il pacco alimentare non ho ottenuto nient’altro. Io chiedo di poter lavorare, ma questa città dove i disoccupati sono molti è quasi impossibile trovare un’occupazione, quindi sino a quando il Signore mi terrà in piedi, al momento non ho altra scelta che questa, perché è l’unico modo per dimostrare riconoscenza alla mia amica che non vive in buone acque. Lei mi ha offerto il tetto ed io contribuisco con quel poco che racimolo, a garantire un pezzo di pane ed un po’ di pasta”. Alberto e come lui sono decine i clochard che presidiano ogni angolo della città, continua a barcollare sotto ai portici allungando la sua mano verso passanti che a vederlo scantonano riluttanti senza scambiare nemmeno un saluto, rinnegando il vero senso del Natale.