C’era una volta la cartolina natalizia

di Roberto Olivato

Quanti rimpianti in questa era glaciale dei sentimenti. La Festa per eccellenza, non solo come avvenimento religioso, ma per tutte le famiglie, è sempre stata il Natale la cui atmosfera cominciava ad avvolgerci subito dopo l’otto dicembre, festa dell’ Immacolata Concezione. Nelle vetrine delle cartolerie e nelle tabaccherie facevano bella mostra di se, decine di cartoline colorate e brillantate, riportanti immagini natalizie e si passavano dei quarti d’ora, con tutta la famiglia, a sceglierle abbinando il disegno alla persona a cui l’avremmo spedita. Poi una bella strisciata di francobolli e di corsa a casa, dove da una vecchia agenda si cercavano indirizzi di parenti ed amici a cui far giungere i nostri affettuosi auguri, tutti scritti di pugno. Anche questo era il Natale non di secoli fa, ma sino ad una decina di anni or sono. Oggi i gelidi auguri di whtasapp, twitter, messenger, instagram ed altre diavolerie, hanno bruciato non solo i tempi nella comunicazione, ma hanno bruciato lo spirito natalizio nel quale sono cresciute intere generazioni e che almeno attorno al presepe o all’albero, confermavano consolidandolo, l’amore ed il calore della famiglia unendosi a quella di Nazareth. Oggi quella magica atmosfera viene sempre meno per l’imperversare di un becero consumismo fine a se stesso, che travolge ogni forma di rispetto verso la Festa delle feste specie fra i più giovani, molti dei quali non riescono a riconoscersi nella famiglia del bambinello, perché inseriti in famiglie eterogenee, dove il Natale viene vissuto come una delle tante domeniche in cui genitori separati, si prendono carico dei figli come di routine e dove imperverseranno i freddi e stupidi messaggini prefabbricati che invaderanno l’etere, anziché riempire le casette della posta come usavano fare le vecchie e dimenticate, ma per molti, indimenticabili cartoline.