Charlie: due tristi destini

“Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo” . Questo è uno stralcio del giuramento di Ippocrate a cui tutti i medici hanno prestato e prestano tutt’oggi giuramento. Ma in molti casi il giuramento viene ignorato come nel caso del piccolo Charlie, che molto probabilmente venerdì sarà staccato dai macchinari che lo stanno tenendo in vita. Non sono nemmeno serviti gli interventi di capi di Stato, del Papa e di milioni di cittadini, oltre a quello di diversi medici che avevano proposto diversi protocolli di cure, che potessero mantenere acceso un filo di speranza per salvare la vita del bambino. Anche il nostro vescovo Simone Giusti nel corso del suo pellegrinaggio a Fatima, definì un secolo disgraziato il nostro ” una società che avendo perso Dio ha perso il valore dell’uomo. Come si può togliere la vita ad un bimbo solo perché la legge lo impone! Una società civile e non ipocrita, deve tentare di salvare la vita sino a quando c’è una speranza, invece siamo all’assurdo e la vita viene tolta ad un bimbo perché lo dice la legge! ” . Si era attivato anche il Congresso degli Stati Uniti riconoscendo al piccolo la cittadinanza americana pur di poterlo curare, niente da fare. Le diatribe in cui si è snodata la burocrazia della ” giustizia ” inglese, confortata dalla sentenza della Corte Europea, non hanno fatto altro che allungare i tempi decisionali, prolungando l’agonia di Charlie, rendendo vano a questo punto, qualsiasi altro tentativo. In pratica, il diniego del tribunale inglese ha procrastinato per così tanti giorni la decisione, da rendere oggi vano qualsiasi altro tipo di terapia alternativa. Il piccolo Charlie è stato vittima di abusi legislativi che, dopo averlo tolto dalla patria podestà dei suoi genitori, gli ha negato il diritto di vivere. Facendo vincere la scienza della morte. Ci aspettiamo ora che come avvenne per un altro Charlie, il quotidiano francese al’interno della cui redazione vennero uccisi diversi giornalisti, a maggior ragione anche per il Charlie inglese sui social appaia la bandiera del Regno Unito contro la scienza della morte ed a difesa della vita, con la scritta anch’io sono Charlie !

Roberto Olivato