Dal cappello al pugno

di Roberto Olivato

Abbiamo passato quasi cento giorni con limitazioni personali estreme. Abbiamo ancora nelle orecchie le esternazioni dei nostri governanti che osannavano quali eroi, medici ed infermieri per il loro immane sacrificio. Decine di migliaia di attività chiuse con riaperture a singhiozzo, con limitazioni che ancora oggi ne impediscono il loro regolare svolgimento.

Tutto ciò ci è stato presentato come necessario per il bene di noi tutti, insomma lo Stato si mostrava attento alla nostra salute, come un buon padre di famiglia. Un buonismo che purtroppo si è rivelato falso a seguito delle dichiarazioni di queste ultime ore, dove è stata confermata la scadenza di fine luglio per il pagamento di tasse e balzelli vari.

E’ inconcepibile il comportamento del Governo che, a fronte di promesse di aiuti economici mantenute in minima parte, pretende il rispetto degli adempimenti fiscali infischiandosi dell’ asfittica situazione economica in cui versano tutte le attività commerciali, che sono in braghe di tela a seguito di una chiusura imposta proprio da chi oggi batte cassa. Mentre in Europa col cappello in mano Conte  ed il ministro Gualtieri si apprestano a chiedere quattrini, in Italia, trasformando il cappello in pugno, fanno i duri verso gente che è prossima alla canna del gas, incarnando alla perfezione un aforisma pronunciato cinquant’anni or sono da Pietro Nenni  ( ex segretario del Partito Socialista Italiano ) e purtroppo ancora valido: ” Lo Stato è debole con i forti e forte con i deboli “.