Debito pubblico nel pallone

di Roberto Olivato

Non desideriamo fare commenti sul risultato della sconfitta dello scorso lunedì 13, sull’ allenatore o su altri fattori riguardanti quella preannunciata sconfitta, che stanno riempiendo pagine di giornali e servizi televisivi. La stampa e gli addetti ai lavori del mondo del pallone, hanno sin da subito ricordato come l’eliminazione di quest’anno avvenisse dopo sessant’anni da quella del 1958 ed i danni economici che l’onta di questa sconfitta farà pesare addirittura sul Pil italico. E’ curioso ricordare come la Svezia in qualche modo ci abbia messo sempre lo zampino in entrambe le eliminazioni. Nel 1958 sede dei mondiali in Svezia, perdemmo con l’Irlanda del Nord e quest’anno ancora la Svezia ha voluto in qualche modo lasciare il segno. A parte la curiosità, la mancata convocazione secondo alcuni osservatori, influirà negativamente sull’economia e questo, con un debito pubblico in costante ascesa a settembre oltre 2.283 Mld, non è senz’altro una buona notizia. Diversi organi di stampa hanno accostato l’eliminazione di quest’anno a quella del 1958 e forse, riguardo la squadra e la Federazione , alcuni punti d’incontro ci sono, ma se raffrontiamo la realtà dell’Italia del ’58 con quella odierna ci accorgiamo che allora, a parte la sconfitta calcistica, il nostro Paese viaggiava alla velocità della luce, oggi alla stessa velocità viaggia solo il nostro debito pubblico. Nel 1958 iniziava il boom economico, oggi siamo in piena crisi economica, finanziaria, occupazionale. Nello stesso anno il Pil era il 7 % (dati Attilio Folliero) oggi come sappiamo é l’1,5% e nonostante l’euforia dei nostri politici, siamo sotto la media europea che è superiore al 2%. Sempre nel 1958 il debito pubblico, rapportato in Euro ammontava a 3543,38 Mln, oggi come abbiamo visto è oltre i 2283000 Mln. Da questi dati risulta essere impossibile trovare delle analogie con quel 1958 perché, a parte la sconfitta calcistica, l’Italia era un’altra cosa.