I capricci delle Stelle cadenti

di Roberto Olivato

Continuano a farci vedere le stelle. Sono ormai tre anni che i 5Stelle tengono in scacco il Parlamento. Forti del 32% delle elezioni del 2018, Di Maio e company continuano a bloccare la vita parlamentare. In queste ultime ore hanno fermato il lavoro di Draghi in attesa del parere dei propri iscritti che si esprimeranno sulla piattaforma Rousseau. E’ assurdo che per una scelta politica di così grande rilevanza, il Movimento sia in subordine al parere di poco più di centomila iscritti.

Ma è anche singolare che un Partito di Governo vincoli scelte impegnative, come quelle che stiamo vivendo, ad uno sparuto gruppo di simpatizzanti che di fatto, potrebbero influenzare circa l’uscita o l’ingresso dei pentastellati dal Governo Draghi.

Un Governo che, grazie all’operato dell’ex governatore della Bce, nel giro di una settimana è riuscito ad interloquire con tutte le rappresentanze di partiti e sindacati., bagnando il naso a Conte che nello stesso periodo e cioè una settimana, non riuscì nemmeno a trovare i cosiddetti “responsabili”.

Molto probabilmente i grillini saliranno sulla scialuppa Draghi, indipendentemente dal risultato Rousseau che servirà soltanto a quantificare il peso del Movimento, in fibrillazione dopo le decine di defezioni di questi ultimi mesi, non ultimo l’ingresso duro di Di Battista che strappa un’altra fetta dalla torta dei vaffa.

Il tiro alla fune di Grillo e Di Maio da una parte e Di Battista dall’altra, prima o poi dovrà finire, anche perché i tempi stringono e sia Draghi che Mattarella hanno manifestato il loro disappunto non volendo più perdere tempo a causa di capricci e lotte intestine ai 5Stelle.

Una cosa è certa: uomini e donne del Movimento non hanno mai avuto, non hanno e non avranno mai il senso dello Stato, che dovrebbero servire e rappresentare. Chi voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, non si rende conto o meglio, se ne rende conto per gli emolumenti, che nella scatoletta c’è ormai anche lui sott’ olio da tre anni. Pertanto il rispetto delle regole democratiche deve essere accettato, altrimenti ci si tira fuori.