Il Bronx de La Venezia, nelle parole di Otello Chelli

di Roberto Olivato

Ai primi di agosto avevamo riportato in un nostro editoriale, dell’esasperazione degli abitanti de La Venezia, per le scorribande di giovinastri che in preda ai fumi dell’alcol e di stupefacenti, spadronneggiavano nello storico quartiere vandalizzando tutto ciò che trovavano sul loro percorso.

Lo scorso fine settimana la tranquillità dei “veneziani” è stata nuovamente violentata da musica a tutto volume, sino alle prime luci dell’alba, senza che nessun tutore dell’ordine sia intervenuto.

Come già avevamo avuto modo di scrivere in quell’editoriale, l’assenza delle Istituzioni rappresenta un fatto gravissimo verso la serenità di chi in Venezia lavora ed abita.

Per cercare di svegliare sindaco e questore, che vanamente avevamo cercato di stimolare nel nostro editoriale dell’1 agosto, abbiamo pensato di sentire Otello Chelli giornalista e scrittore, nato nel 1933 in viale Caprera ed icona de La Venezia, che ci ha invitato a leggere sull’argomento un suo messaggio su fb. In questo suo pensiero, traspare amarezza ed impotenza verso l’assenza delle Istituzioni locali e quindi dello Stato, questo il suo testo:

” Immaginatevi se una folla di operai, a parte che a Livorno, ormai gli operai si contano sulle dita, si radunasse, a mezzanotte, in una qualsiasi piazza o via della nostra città o di qualunque altra, per reclamare i propri, legittimi interessi. Chiamerebbero anche il famigerato “battaglione Padova!, armato come andasse in guerra, per disperdere questi “disturbatori della quiete pubblica”. E, giù, botte dell’ottanta con feriti, e perché no, anche qualche morto.

Ogni sera. in varie zone della città si radunano centinaia di giovani dai quattordici anni in poi e, fra tracannate di birra e chissà cos’altro. fra mini risse e una baraonda che impedisce ai cittadini di dormire, fanno l’alba. Al mattino lasciano tappeti di bottiglie e lattine di vario tipo, in maggioranza birre e se ci sono i fossi, ce le buttano tranquillamente, tanto chi se ne frega?

Un paese strano, il nostro, una vera commedia all’italiana, ma senza intelligenza e molti Ponzio Pilato pagati dallo stato, cioè da noi.”

Otello Chelli assieme a Gigi Suardi e Gino Corradi, sono i portabandiera de La Venezia ed annualmente si danno appuntamento alla chiesa di San ferdinando per ricordare le persone scomparse del quartiere, a dimostrazione dell’amore che ancora oggi, ormai tutti ultraottantenni, palpita nei loro cuori. Un amore che purtroppo non sembra animare gli animi di chi s’interessa del quartiere se non per Effetto Venezia o le mostre al Museo dei Bottini dell’Olio.

Come sempre si pensa solo ed esclusivamente alla risonanza che quegli eventi possano avere sulla stampa, piuttosto che al bene ed alla serenità degli abitanti. Ne più ne meno di come avviene per il verde cittadino, dove vengono piantumati alberi, per avere i soliti spazi su giornali e Tv per poi lasciarli morire, l’esempio del parco BMX alla Rosa parla da se e questo purtroppo sta avvenendo per la vivibilità del quartiere più storico della città.