Il carrozzone dell’ONU

di Roberto Olivato

Continua inarrestabile l’avanzata dell’esercito russo verso Kiev, ormai circondata. Nel frattempo alcuni reparti russi stanno dirigendosi verso le centrali nucleari per impadronirsene, con tutti i rischi che potrebbero derivare dall’errore di un missile come già rischiato alla centrale di Zaporizhzhia.

Il presidente ucraino Zelensky da giorni chiede di applicare la no fly zone per evitare i bombardamenti dal cielo, ma la Nato ha bocciato la proposta per non rischiare di estendere il conflitto oltre i confiniucraini.

La paura di scatenare una terza guerra lascia il campo alla violenza distruttiva dei russi, o meglio di Putin che, conscio delle remore occidentali, sa di avere carta bianca e pertanto prosegue nella strage.

A questo punto, viste le mire espansioniste di Putin, l’unico modo per costringerlo a sedersi ad un tavolo per trattare la pace, sarebbe quello d’inviare un forte contingente di Caschi Blu per imporre un cessate il fuoco, mettendo sotto il loro controllo le centrali nucleari, agevolando e garantendo l‘esodo dei civili e permettere il soccorso ai feriti e il recupero dei morti.

E’ incomprensibile il non impiego di una forza di oltre 46000 uomini e che ha un costo di circa 3000 miliardi annui, per non usarla in momenti come questo. Per la verità l’Onu ha perso il suo smalto iniziale e quello che era uno dei suoi obiettivi principali quali il mantenimento della pace e della sicurezza mondiale è venuto meno nell’impiego, ma non nelle decine di sterili riunioni che non portano da nessuna parte, dimostrandone la sua inutilità.

Un carrozzone che foraggia migliaia di persone tra ambasciatori, funzionari, segretari, autisti, interpreti, militari e per il quale l’Italia versa annualmente 277 milioni di dollari ma che, stando ai risultati, potremmo anche ridurre drasticamente tenendoci i denari nelle asfittiche nostre casse.