Il Certificato verde non discrimina, ma rafforza l’amalgama sociale

di Roberto Olivato

In un comunicato stampa l‘Usmia ( Unione Sindacale Militari Interforze Associati ) dichira, fra le altre cose riportate che ” Sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero della Salute, la consumazione del pasto all’interno delle mense di servizio è consentita solo a coloro che sono in possesso di certificazione verde COVID-19”. Le nuove linee guida, che sono state diffuse, forniscono indicazioni circa le modalità di distribuzione e consumazione vitto a favore dei MILITARI NON VACCINATI; tale disposizione, ha lo scopo di scongiurarne la promiscuità con il personale munito di REGOLARE GREEN PASS.” Sempre secondo Leonardo Nitti segretario generale di questo sindacato ” Si è aggiunto anche il sospetto che, dietro alla nuova disposizione, si nasconda una strategia Governativa tesa ad ottenere la vaccinazione di massa del Popolo in uniforme.”

Ricordiamo a Nitti che sino a cinquant’anni fa, veniva somministrato obbligatoriamente a tutti i militari, il vaccino TABTE che immunizzava contro Tetano, Tifo e Paratifo sia A che B. Riteniamo pertanto che il problema del Certificato Verde, che secondo il sindacoto discriminerebbe vaccinati e non vaccinati, verrebbe meno se venisse impartita l’obbligatorietà alla vaccinazione come appunto lo era col TABTE. Il suddetto certificato non è altro che l’attestazione dell’avvenuta profilassi, che andrebbe mostrato con orgoglio alla stregua di un brevetto, come lo sono il distintivo dei paracadutisti o l’aquila dorata per i piloti dell’Aeronautica Militare in mostra sulle loro uniformi. Insomma, un distintivo d’immunizzazione verso se stessi e la collettività, per la quale i militari sono preposti alla sua protezione.