In AUMENTO tutte le pensioni INDICIZZATE sino a nove volte il minimo

di Roberto Olivato

“In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e’ riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento”. Questo è uno stralcio della legge Fornero.

“La legge ” salva Italia” del Governo Monti di fine 2011, bloccò la perequazione per le pensioni d’importo superiore a 3 volte il minimo per gli anni 2012 e 2013. Pertanto, indicizzazione al 100% del costo vita sulla quota di pensione fino a 3 volte il trattamento minimo (fino a 1.405,05 euro lordi mensili nel 2012, e 1.443 nel 2013). Le pensioni di importo superiore a 3 volte il minimo non ricevettero alcuna rivalutazione.
A seguito della sentenza della Corte costituzionale che aveva bocciato il “blocco” dell’indicizzazione per il biennio 2012-2013 delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo, vennero riformulate le regole come segue.
Per gli anni 2012 e 2013:   100% dell’Istat fino a 3 volte il minimo Inps;  40% oltre 3 e fino a 4 volte il minimo; 20% oltre 4 e fino a 5 volte il minimo;  10% oltre 5 e fino a 6 volte il minimo;  nessuna rivalutazione oltre 6 volte il minimo!
Per gli anni 2014 e 2015: 100% dell’Istat fino a 3 volte il minimo Inps; 8% oltre 3 e fino a 4 volte il minimo; 4% oltre 4 e fino a 5 volte il minimo; 2% oltre 5 e fino a 6 volte il minimo;  nessuna rivalutazione oltre 6 volte il minimo!  Per il 2016: 100% dell’Istat fino a 3 volte il minimo Inps; 20% oltre 3 e fino a 4 volte il minimo;
10% oltre 4 e fino a 5 volte il minimo; 5% oltre 5 e fino a 6 volte il minimo;  nessuna rivalutazione oltre 6 volte il minimo!

Pertanto si evince che questa manovra 2019 sia senz’altro migliorativa rispetto alle precedenti, perché l’adeguamento all’inflazione sarà del 100% sino a 3 volte il minimo Inps, portando da 4 a 7 le fasce rivalutate come segue:  97% per gli assegni compresi tra 1.522 e 2.029 euro. La terza fascia prevede un’indicizzazione del 77% fino ad un importo di 2.537 euro, la quarta una rivalutazione del 52% fino ad un importo di 3042 euro. La quinta fascia prevede un adeguamento del 47% fino a pensioni con importo non superiore a 4059 euro, la sesta fascia un’indicizzazione del 45% fino a 4566 euro (vale a dire ben nove volte il trattamento minimo !!!). Infine, la settima ed ultima fascia, rivaluterà l’importo pensionistico solamente del 40% e verrà applicata per tutte le pensioni con importo superiore a 4566 euro mensili. Quindi uno sciopero che nei fatti è più politico che sostanziale. Quello che rattrista, è notare come migliaia di persone, per la verità sparuti gruppi, si rechino in piazza al seguito delle bandiere della triplice solo perché sollecitate a farlo dimostrando, alle soglie del secondo decennio del duemila, di non aver capito, come in questo caso, che la loro uscita nelle vie cittadine serva esclusivamente a giustificare l’esistenza di organizzazioni che incapaci d’interloquire per la ricostruzione del tessuto sociale, non sanno fare altro che continuare a contestare. Per la verità il periodo delle contestazioni è anacronistico e per di più dannoso, soprattutto per quei lavoratori ed ex lavoratori come in questo caso, che dimostrano quanto siano ancora incapaci di ragionare e vedere i fatti con i loro occhi.