In nome del popolo italiano

 

di Roberto Olivato

Rinunciando ad emanare leggi atte a risolvere i problemi del lavoro, della casa, dei pensionati, dei giovani disoccupati o della corretta accoglienza dei profughi sempre più allo sbando, il Senato in attesa della chiusura per le vacanze natalizie, ha partorito il classico topolino. Questa mattina con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti, ha approvato la legge sul “biotestamento” primo passo verso l’eutanasia come auspicato dal radicale Marco Cappato. Quello che stupisce o meglio fa ribrezzo sono i messaggi di alcuni esponenti politici che brindano a questa legge, come il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che in un twitter così scrive con naturalezza alle ore 12,01: “Dal Senato via libera a una scelta di civiltà. Un passo avanti per la dignità della persona”, a lui si accoda Roberto Fico 5 stelle 12,09 “È una giornata storica, una giornata che il nostro Paese aspettava da anni. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile raggiungere questo risultato” ed il radicale Marco Cappato, il Caronte dei nostri tempi, a cui il ruolo di traghettatore si addice in pieno, che parla di “una bella pagina parlamentare”. E’ proprio strano se non assurdo il nostro Bel Paese (sic), da una parte si lincia chi porta il proprio cane o gatto dal veterinario per la punturina di fine vita, tacciandolo di assassinio e di disamore verso gli animali e da un’altra s’ inneggia alla soppressione della vita umana. Abbiamo proprio perso il senso della ragione. Quello che preoccupa è che molti partiti hanno lasciato libertà di coscienza ai propri parlamentari e se questa è la voce della coscienza, dove si esalta la soppressione della vita, abbiamo toccato il fondo. Una società in cui imperversano reati di efferata disumanità quali femminicidi, uxoricidi, parricidi, infanticidi e ci fermiamo per pietà, adesso ne abbiamo potenzialmente aggiunto uno che non sarà mai condannabile perché, “in nome del popolo italiano” è legge dello stato: il biotestamento, primo passo verso l’eutanasia. (foto lapresse)