La certezza dell’incertezza

di Roberto Olivato

Pensavamo che le titubanze e gli interventi a spanne rappresentati dai vari Dpcm, fossero dovute all’ improvviso arrivo della pandemia che, per la verità, avrebbe messo alle corde qualsiasi maggioranza. Pertanto, almeno per i primi due mesi, giustificavamo gli affanni governativi. Oggi, a distanza di quattro mesi e cioè di centoventi giorni, queste esitazioni non sono più accettabili da parte di un Governo, che dovrebbe dirigere e quindi guidare il nostro Bel Paese. Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Inizialmente la nascita di super comitati di esperti ad affiancare il Governo, che non si è capito a cosa siano serviti visti i risultati, abbiamo subito anche la distribuzione di mascherine inidonee a proteggerci, assurde ed incomprensibili definizioni di congiunti di cui non si è capito nulla, casse integrazioni promesse nel primo Dpcm e non ancora arrivate a tutti, si è detto per blachout dell’Inps e chi l’ha ricevuta deve ringraziare i propri datori di lavoro, nel frattempo abbiamo visto quattrini (forse) per bici e monopattini, tira e molla nei distanziamenti e plexiglas fra tavoli di ristoranti ed ombrelloni al mare. Scuole di cui ancora oggi non si conosce la data certa di riapertura e del come.  Nidi e scuole dell’infanzia dove i centri estivi di scuole pubbliche hanno visto un contributo statale, mentre scuole e asili parificati sono stati lasciati a bocca asciutta come se fossero Istituti di un altro Stato. Commercianti con serrande chiuse e senza alcun contributo, che grazie a parenti pensionati riescono a sopravvivere. Dopo dieci giorni di villa Pamphili che era stata presentata come la panacea di tutti i nostri guai, si susseguono le manifestazioni di piazza di insegnanti, operai, avvocati, che il Governo si è detto disposto ad ascoltare. L’impressione che emerge,  da tutti questi tavoli d’ascolto, commissioni e comitati è  che i nostri governanti non hanno niente da proporci, temporeggiando in attesa della liquidità europea e questo chiarisce il motivo del nulla di fatto a tutt’oggi, a parte le chiacchiere. Da questo stallo si evince che siamo in mano di nessuno e questa incapacità decisionale, dopo ben centoventi giorni di riunioni, comitati, sottocomitati, esperti tecnici e quant’altro,  si riflette sugli enti locali che sono ormai in ginocchio e con essi i loro cittadini, la cui sfiducia e impazienza è al livello di guardia e non sappiamo ancora per quanto tempo. Sarebbe ora di avere concrete certezze, perché a tutt’oggi, l’unica certezza è l’incertezza in cui ci fanno a vivere.