La polvere sotto il tappeto

 

 

 

     

Roberto Olivato

Non pensavamo di arrivare a tanto ma nella nostra città, dove pochi giorni or sono è stato finalmente inaugurato il tanto atteso Museo della Città, dove presso lo scoglio della Regina la nuova base nautica “La Bellana ” ha fatto bella mostra di se nella Settimana Velica, in un altro angolo di Livorno si respira un’aria che è lontana anni luce dai luccichii delle recenti inaugurazioni. Per meglio rendere l’idea abbiamo affiancato la foto di un caseggiato bombardato nella città di Bengasi, con quello presente a Livorno nella via che il fato ha voluto portasse lo stesso nome della città libica. Come si vede entrambe le facciate risultano danneggiate nello stesso modo, con una differenza: in quella libica i danni li hanno causati i bombardamenti, alla Bengasi livornese i danni li ha creati l’incuria di chi dovrebbe provvedere al mantenimento di un bene pubblico. A dare una mano allo stato di degrado, sembra contribuiscano anche alcune delle circa novanta famiglie che abitano in quella via, infatti all’interno del cortile del suddetto caseggiato, dove una volta correvano stuoli di ragazzini a giocare a palla, oggi vi é una discarica a cielo aperto come documentano le foto. E’ mai possibile che nessun netturbino scusate, operatore ecologico, abbia mai messo il naso in quel cortile mentre svuota i cassonetti e non si sia prodigato a segnalare a chi di dovere la pesante situazione? E’ senz’altro un malcostume che si nota in varie parti della città, quello di lasciare masserizie ovunque e l’augurio è che quanto prima parta il servizio di telecamere promesso, nel frattempo è necessario ripulire quell’area di via Bengasi che, oltre a legname e cartoni vede presenti tre ciclomotori non si sa se con qualche goccia di benzina al loro interno, due carrelli di supermercato, un armadio ed altre cianfrusaglie. Sarebbe il caso che qualche assessore cercasse di far cancellare le ferite di “guerra” da quelle facciate e facesse mettere mano alla pulizia dell’intero cortile, per non fare apparire le tante inaugurazioni come tanti tappeti sotto i quali nascondere la polvere.