L’infingardaggine di Lavrov

di Roberto Olivato

L’intervento di Sergej Lavrov, ministro degli Esteri della Russia, nel programma Zona Bianca di Rete 4 di ieri sera, che per la prima volta ha parlato su una tv occidentale dall’inizio della guerra, ha suscitato diverse polemiche.

A parte il fatto di voler giudicare la scelta di Rete 4 di proporre l’intervista al ministro russo, quello che ha stupito, ma c’era d’aspettarselo, è che Lavrov, dal viso gelido, imperturbabile e dalla mimica facciale inespressiva, non ha parlato  dell’invasione russa in Ucraina, ma si è dedicato ad attaccare l’occidente per l’aiuto a Zelensky, dando per scontato la giustezza dell’ “operazione speciale”.

Un intervento che non ha lasciato spazio a soluzioni pacifiste, tant’è che per giungere ad una fine del conflitto- ha dichiarato- ” basterebbe che le forze armate ucraine gettassero le armi” , una proposta degna del più abile infingardo che volutamente fa finta di dimenticare che, se gli ucraini non fossero stati attaccati, quelle armi non le avrebbero mai impugnate.

Un’intervista che pertanto ha permesso di comprendere, ove ce ne fosse stato bisogno, di come la Russia non abbia intenzione di fare alcun passo verso la risoluzione del conflitto, ma anzi ha alzato la posta come ha dimostrato con i sorvoli sul territorio della Danimarca e col carico da novanta pronunciato da Vyacheslay Volodin, presidente della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, che ha dichiarato “tutti i capi di Stato dei Paesi che forniscono armi all’Ucraina devono essere consegnati alla giustizia come criminali di guerra (sic).

Ci si attende adesso, come riportato dai servizi segreti inglesi, una recrudescenza del conflitto per il quale al momento non si vedono soluzioni, come è emerso dalle parole dello stesso Lavrov