Lo stivale bucato: imposizioni a tutti tranne che agli insegnanti

di Roberto Olivato

Siamo una nazione veramente strana. A fronte della riorganizzazione delle aule scolastiche in cui deve essere garantito il distanziamento, disinfezione delle mani, mascherine per gli insegnanti ed entrate e uscite separate, Assistiamo al rifiuto d’insegnanti a sottoporsi ai tamponi o agli esami sierologici. Insegnanti che dovrebbero essere d’esempio ai propri alunni sono i primi a disobbedire, si dirà che i suddetti tamponi non sono obbligatori, ma riteniamo che per senso di responsabilità i docenti dovrebbero sentire come dovere primario questi “tamponamenti”, a garanzia, prima della loro salute e di conseguenza dei propri allievi.

A suffragio di questo nostro pensiero le parole di Agostino Miozzo  coordinatore del Cts, ( comitato tecnico scientifico ) in audizione alla Camera :“Io lo avrei reso obbligatorio”. Il corpo docente però non si ferma qui, registriamo il diniego d’insegnanti di trasferirsi dal Sud al Nord. Insegnanti che hanno vinto un concorso pubblico e che pertanto non dovrebbero poter rifiutarsi, come avviene per i militari, forze dell’ordine, giudici, prefetti. Gli insegnanti invece ritengono di essere un qualcosa di diverso, una casta intoccabile. Alcuni di loro, che dovrebbero essere gli educatori dei nostri ragazzi, sono i primi a non rispettare le regole del gioco.

Questo mancato rispetto si riflette sugli allievi i quali molte volte, come riportano le cronache, si ribellano ai loro docenti perché in loro non riconoscono quella autorità, frutto di atteggiamenti anche comportamentali, lesa dall’insofferenza verso le Istituzioni di cui essi stessi fanno parte. Senza andare lontano, a Livorno a tutt’oggi, ci fa sapere un’insegnante, manca 1/4 dei docenti e pertanto alla riapertura delle scuole molti studenti non avranno un docente. Si dirà che tutto ciò é sempre avvenuto ad ogni inizio di anno scolastico, ma quest’anno le scuole sono state chiuse per più di quattro mesi, quindi di tempo per organizzarsi le scuole lo avrebbero avuto, invece ci ritroviamo nelle stesse situazioni degli scorsi anni  “normali”.

‘O pesce fète d’ ‘a capa’ (Il pesce puzza dalla testa) recita un proverbio napoletano ed infatti se da Livorno ci spostiamo a Roma al ministero dell’Istruzione, sbattiamo la faccia contro un’improvvisazione che non dovrebbe appartenere ad un Ministero: non sono stati trovati insegnanti in numero tale da coprire tutte le cattedre, mancano insegnanti di sostegno, bidelli, aule, banchi, ma soprattutto la volontà politica d’imporre il tampone a tutti i docenti che saranno a contatto con tantissimi ragazzi, ai quali viene imposto, a loro si,  l’uso della mascherina.