Mancanza di volontà

E’ in Tanzania dal 21 luglio don Rosario Esposito parroco della chiesa Sacra Famiglia, ad oltre cinquemila chilometri da Livorno e li lo abbiamo contattato per sapere il perché della sua presenza in Africa. “ Da molti anni, la nostra diocesi sostiene progetti in Tanzania. Come sempre abbiamo effettuato un viaggio per verificare e prendere visione di nuove proposte di lavoro”. Che tipo di proposte ed in quale villaggio siete giunti ?“Attualmente la nostra Diocesi, ha diversi progetti in atto, oltre alla costruzione dei pozzi per l’acqua, grazie alla raccolta dei tappi di plastica, c’è sempre da sostenere la scuola dei mestieri del villaggio di Chikopelo intitolata a don Carlo Leoni. Quanti parrocchiani sono con lei? Questo è il mio secondo viaggio in Tanzania e non ho ancora portato nessun mio parrocchiano, ma come sempre è con me una delegazione dell’ufficio missionario diocesano composto da Giusy D’Agostino, Daniela Cecchi e Jessica Provinciali. Quale e’ stata l’accoglienza? Come sempre l’accoglienza è spettacolare. In primis ringrazio il vescovo di Dodoma, mons Beatus Kinyaiya, che ci ha accolti come amici di lunga data, poi il parroco che ci ha ospitato ed altri sacerdoti. Prima di tutto ci sono state impartite lezioni di swahili la lingua locale da parte di suor Ausilia.” Che cosa state facendo in questi giorni, qual è il vostro compito? Con queste tre sorelle con cui sto condividendo questa meravigliosa esperienza, abbiamo visitato scuole, orfanotrofi e sottostazioni Ma la cosa interessante è che abbiamo fatto un sopralluogo nel villaggio di Chidachi, dove dovrebbe essere eretta una parrocchia che poi verrà gestirla come diocesi di Livorno. Comprenderà aule di catechismo e un centro di accoglienza per ragazzi di strada.Quale esperienza porterà’ a Livorno? “Quella dell’anno scorso, il famoso mal d’Africa, ma anche la gioia di vivere che ha questa gente nella semplicità e pochezza che il mondo gli offre. Saremo in Italia la notte del 4 agosto, che purtroppo si avvicina “. Un esempio quello della Diocesi livornese e senz’altro anche di molte altre, che dimostra quanto ci sia da fare e quanto si possa fare per aiutare quelle popolazioni a vivere e restare nei loro territori. Un’azione quella ecclesiastica, da sempre in prima linea nelle zone più povere del mondo, che dovrebbe essere presa d’esempio da tutti governi che se così facessero riuscirebbero a migliorare la vita di tante popolazioni, rendendo inutili i viaggi sui barconi della speranza, che in buona parte dei casi si trasformano in bare galleggianti. E’ solo questione di buona volontà che la politica sembra non avere.
Roberto Olivato