Medici precettati ma disarmati

di Roberto Olivato

Il 21 febbraio un italiano di 38 anni in Lombardia a Codogno in provincia di Lodi, riscontrò problemi respiratori. Il paziente, la moglie incinta e un amico risultarono positivi ed altri casi vennero confermati lo stesso giorno, dopo questi casi, sono state eseguite verifiche e controlli approfonditi su tutte le persone che erano state eventualmente in contatto o nelle vicinanze dei soggetti infetti, via via il contagio si allargò al Veneto nel paesino di Vò Euganeo e piano piano invase tutta Italia. E sconcertante riscontrare che nonostante vi fosse una delibera del Consiglio dei Ministri datata 31 gennaio, in cui si evidenziava lo stato di emergenza sanitaria, sin d’allora non siano state adotate misure d’intervento tali da salvaguardare gli operatori sanitari, provvedendo a distribuire tutti gli strumenti base per la difesa personale, quali guanti, mascherine, occhiali, tamponi, attrezzature di terapia intensiva e quant’altro fosse ritenuto necessario alla loro incolumità, che sarebbe servita a garantire una serena assistenza ai cittadini. Stupisce notare come riportato dalla G.U. (Gazzetta Ufficiale) n 26 dell’1 febbraio 2020, che il governo fosse al corrente di quello che era in atto, tanto da dichiarare con un decreto, lo stato di emergenza, ma che nel frattempo non fece nulla per attrezzare le prime linee e cioè medici ed infermieri. A distanza di poco più di un mese dal paziente 1, si sono succeduti una serie di decreti, che nel frattempo non hanno interrotto la scia di morte fra i nostri medici ed infermieri. Come se in guerra al fronte, anziché inviare armi e munizioni per contrastare il nemico, ci si limitasse a contare morti e feriti, a richiamare contingenti di medici anziani e giovani ma sempre senza armi, ad allestire ospedali da campo, cimiteri ed inviare telegrammi di condoglianze alle famiglie. Ebbene dal primo contagio al 21 marzo, dati rilevati dall’Iss ( Istituto Superiore Sanità) contiamo 3.700 unità di personale sanitario contagiato, ben oltre il doppio rispetto a quelli infettati in Cina e fra i medici di famiglia abbiamo 24 decessi come reso noto dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) . E’ tragico e vergognoso riscontrare che a tutt’oggi 24 marzo, a distanza di cinquantatré giorni da quel decreto, il Governo non sia stato in grado di attrezzare tutte le strutture sanitarie, delle dotazioni Dpi (dispositivi di protezione individuale) rendendosi colpevole di tutti i decessi e contagi che i camici bianchi continuano a contare e fra i quali conteremo anche i nuovi arruolati, mandati disarmati allo sbaraglio.