Meglio parlare come si mangia

di Roberto Olivato

Non avevamo neanche alzato le dita dalla tastiera del Pc, al termine dell’editoriale di ieri, in cui sottolineavamo lo spropositato uso di termini anglosassoni che l’Ufficio Stampa del Comune sforna a getto continuo, incurante del diritto dei cittadini a comprendere quello che viene loro comunicato (non tutti siamo così eruditi e filo british come i nostri colleghi del suddetto Ufficio ) ed ecco un’altra chicca. Leggendo il programma di Effetto Venezia intitolato quest’anno: “Terra di talenti, tra arte, cultura e sport”, nella serata di domenica 5 agosto dedicata al rock, sbattiamo contro un “main stage” che sarebbe stato giustificato se la manifestazione si fosse chiamata “Effect London”. Ma come, una festa svolta all’interno dello storico quartiere della Venezia, nei pressi del Museo della Città, dove l’emblematico titolo della manifestazione si richiama ai talenti livornesi, ci si sbatte in faccia un main stage? Si ha forse timore o per assurdo, lo si ritiene poco comprensibile chiamare le cose con termini italici quindi “palcoscenico principale”? O forse si pensa che con l’uso di queste parole, il testo possa acquisire più valore ? Non  vogliamo ergerci a paladini dell’Accademia della Crusca, ma l’esasperato uso di anglicismi quando è troppo è troppo. E’ vero che siamo bombardati quotidianamente da parole come jobs act, flat tax ed altre diavolerie, ma quelle servono alla politica per confonderci le idee, l’informazione viceversa dovrebbe anzi deve essere chiara e comprensibile a tutti. Pertanto “the baked beans approach”, scusate: “parla come mangi” !