Non basta il canta che ti passa

di Roberto Olivato

“Da Nord a Sud tutti alla finestra per cantare. Non solo lenzuola e bandiere: in tempi di #iorestoacasa gli italiani intonano la ricetta per reagire all’emergenza che li ha messi in quarantena. Tutti assieme, ma ciascuno a casa propria.” Questo il sottotitolo di un quotidiano nazionale. Abbiamo cercato di capire questa manifestazione, ma non ci siamo riusciti. Il cantare dai balconi assomiglia ad una sorta di collettivo tentativo di esorcismo verso il coronavirus, che ci riporta ai riti tribali di lontane terre. Queste estemporanee manifestazioni appaiono più come messe in scena per apparire sui web più che altro. Non comprendiamo cosa significhi cantare da un balcone all’altro, stendere lenzuola arcobaleno, scrivere frasi ” stai tranquillo ce la faremo”. Ebbene si, tutto ciò non lo comprendiamo o meglio lo facciamo rientrare in quelle forme di esibizionismo a cui molti nostri cittadini sono ormai assuefatti: quello di apparire a tuti i costi. Gli stessi esibizionisti se volessero reagire veramente ed in maniera concreta a questo pesante momento potrebbero, anziché attaccarsi al “canta che ti passa”, espressione creata in una trincea da un soldato sconosciuto durante la Prima guerra mondiale che era un invito a non spaventarsi e a curare le preoccupazioni e i timori con il canto, ebbene gli strimpellatori dei balconi potrebbero mettersi a pregare dai balconi visto che le chiese sono interdette,  oppure anziché sprecare il fiato potrebbero recarsi ai centri dell’Avis a donare il sangue e senz’altro sarebbero più credibili e più apprezzati. Qualcuno ci ha fatto notare che in alcuni quartieri romani verso sera, tra i balconi di alcuni condomini veniva recitato il rosario, ma questa che sarebbe stata la vera notizia, non é stata riportata da nessun organo di stampa comprese le testate cattoliche, purtroppo.