Per niente italico il Pride

 

di Roberto Olivato

Nato nell’estate del 2016 il Cacciucco Pride si ripresenta anche quest’anno alla città di Livorno e gli organizzatori per questa terza edizione, che si svolgerà dal 15 al 17 giugno, sono già al lavoro. Nelle condizioni richieste per partecipare a questa labronica manifestazione sono stati posti vari paletti quali il Pescato (pesci di scoglio e a tranci) preferibilmente locale, almeno italiano. Molluschi cefalopodi (polpi di scoglio, seppie, moscardini, totani) preferibilmente locale, almeno italiano. Raccomandato (non obbligatorio): cicale. Olio extravergine di oliva preferibilmente Toscana IGP o DOP, almeno italiano. Pane toscano. Aglio italiano. Pomodori freschi o pelati o passata italiani. Concentrato di pomodoro italiano e in abbinamento vino rosso Toscana IGT o DOC. Di per se niente di particolare circa l’impostazione delle norme che regolano questa terza manifestazione però, tutta l’italianità pretesa dall’amministrazione comunale nei confronti dei ristoratori che desiderino partecipare alla due giorni, circa l’uso di prodotti necessariamente ed esclusivamente tutti italiani, si scontra col titolo stesso della giornata, che a questo punto potrebbe inficiare sul nascere , almeno eticamente, l’iniziativa. Perché infatti chiamare Cacciucco Pride una manifestazione all’insegna dell’uso esclusivo di prodotti italici, pena la non ammissione dei candidati ? Gli organizzatori potevano infatti chiamare la due giorni Orgoglio Cacciucco, il sostantivo orgoglio avrebbe senz’altro rafforzato il significato e lo scopo della kermesse. Perché un sostantivo anglosassone in una manifestazione rigorosamente italica? Mai come in questo caso un detto napoletano O pesce fete d’a capa (il pesce puzza dalla testa) s’intende che a capa è quella degli organizzatori, che per primi non hanno rispettato il nostro idioma.