Perché no alla sporta?

 

di Roberto Olivato

La nostra brava Rita Santuari nel suo articolo di questa mattina sulle massaie alle prese con i sacchetti biodegradabili, ha evidenziato il malumore che questa nuova mini tassa, ha provocato tra la gente. Di per se il centesimo da pagare per ogni sacchetto non crea problemi, ma visto che non era un obbligo europeo poteva essere evitato. Bruxelles infatti chiedeva in una sua direttiva, che gli Stati adottassero misure per ridurre l’uso di sacchetti di plastica, di materiale leggero come le borse dei supermercati e non quelli ultraleggeri sui quali il nostro Governo ha imposto un costo dal 1° gennaio. Quindi il pagamento di questi sacchettini è tutta farina del nostro sacco governativo. Non vogliamo accodarci ad altri quotidiani, che si sono affrettati a trovare la motivazione di questi nuovi costi per le famiglie, imputati da alcuni a voler favorire una grossa azienda della plastica, la cui titolare sembrerebbe essere amica di Renzi. Desideriamo stare fuori da queste illazioni, ma non possiamo tacere sul divieto di usare altri contenitori come le antiche sporte, quelle borse della spesa, di paglia, stoffa o pelle,che usavano le nostre nonne. Lo stesso vale per il divieto al riutilizzo dei sacchetti pagati alle bancarelle, perché si verrebbe meno all’igiene. Ora, mentre per i supermercati è comprensibile ma non troppo, sarebbe il caso di spiegare quale igiene ci sia da salvaguardare per prodotti ortofrutticoli che stanno tutta la mattina all’aria aperta, a contatto con polvere e palpate di mani. Come al solito le nostre norme il più delle volte mancano di logica e tendono solo ad esasperare gli animi di chi, a poco più di settantadue ore dall’inizio dell’anno, si è già visto assalire da una sfilza di aumenti piombati addosso tutti assieme, ai quali ci mancava la ciliegina sulla torta, rigorosamente nel sacchetto.