Sempre più lontani dalle gente con gli anglicismi

di Roberto Olivato

Dopo la fase Uno e la fase Due del Coronavirus, dove non si capì molto, continuiamo ad essere bombardati quotidianamente da parole anglosassoni che servono ad aumentare l’incomprensione in cui viviamo queste sofferenti settimane. Mai come in questi giorni, dove occorrerebbe la massima chiarezza, sentiamo discorsi governativi farciti di espressioni tipo work home (lavoro da casa ), lock down ( confinamento), dead line (scadenza improrogabile) e tante altre, che non fanno altro che aumentare la distanza fra politica e cittadini. Per quale motivo non si usino parole in italiano non é dato a sapere, oltretutto queste parole anglosassoni i nostri vertici istituzionali li usano solo in Italia, perché quando vanno all’estero fanno fatica a spiccicare correttamente un pensiero in lingua straniera. Ad incrementare l’elenco di termini anglosassoni, come se non fossero stati sufficienti quelli citati, ha provveduto la “task force” di Vittorio Colao a capo del gruppo di tecnici che hanno stilato il Piano per la Fase 3 del Covid-19. Il piano, che dovrebbe aiutarci a capire come uscire dalla pesante situazione socioeconomica, in cui ci siamo venuti a trovare e che nell’ idea del Governo avrebbe dovuto essere la panacea di tutti i mali, é farcito anch’esso come i Dpcm ( Decreto Presidente Consiglio Ministri) di Fase 1 e fase 2, di decine di anglicismi e così, dopo «step» per indicare le tappe di una programmazione, Mission per indicare un compito o una missione, , ecco i nuovi ingressi presenti nel Piano di Colao: Voluntary Disclosure in italiano Divulgazione Volontaria riferito all’emersione del lavoro nero e al contante non dichiarato, Abbiamo poi lo Reshoring riferito al rientro di aziende che si sono trasferite all’estero. Riguardo alla salute troviamo il Digital Health salute digitale e Hearly Warning basato sull’infrastruttura di Tessera Sanitaria (che già collega in tempo reale tutti gli operatori sanitari italiani). A conforto di questa nostra disquisizione ci viene in aiuto una relazione del professore Claudio Marazzini presidente dell’Accademia della Crusca, che a Firenze, nella sede della Crusca la più antica istituzione linguistica del mondo, tenne una relazione intitolata «Perché in Italia si è tanto propensi ai forestierismi»: «Le ragioni per le quali in Italia si è tanto propensi al forestierismo mi paiono le seguenti – ha spiegato Marazzini –: manca il senso di identità collettiva che rende uno Stato saldo nella coscienza dei cittadini e manca una buona conoscenza della propria storia e della propria lingua tale da restituire il senso di appartenenza alla cultura nazionale». Proprio vero, manca il senso dello Stato e questi anglicismi dimostrano quanto i nostri governanti siano lontani dalla realtà sociale, che forse volutamente da essa desiderano il distacco.