Una scomunica impossibile

di Roberto Olivato

Chissà a quanti è capitato di sposarsi in una parrocchia diversa dalla propria. Senza entrare nel merito della scelta ci è apparso fuori luogo e forse esagerato l’intervento di un parroco della nostra Diocesi, che nel corso dell’omelia ha minacciato di scomunica i due novelli sposi che non si erano uniti in matrimonio presso la proria parrocchia di origine. Sembra una novella di altri tempi, invece è quello che è successo qualche settimana fa in una chiesa di Livorno. Il comportamento del parroco è stato senz’altro oltre le righe di quello che dovrebbe essere il comportamento di un sacerdote che, mentre da una parte invita all’amore verso il prossimo ed alla comprensione, dall’altra s’inalbera nell’essere venuto a conoscenza della scelta fatta dai due giovani, arrivando ad intimare la scomunica. In realtà nel diritto canonico una censura ecclesiastica “viene minacciata a causa di un peccato grave e fino all’eventuale assoluzione, esclude il battezzato dalla comunione con la Chiesa, vietandogli di ricevere o amministrare sacramenti e di esercitare qualsiasi ministero ecclesiastico”. Si tratta, insomma, della più grave delle pene che possa essere comminata a un battezzato, perché lo allontana dalla Chiesa e dai sacramenti. Quindi senz’altro una frase senza alcun senso quella pronunciata dal parroco in questione, in quanto l’aver scelto una parrocchia diversa dalla propria non è senz’altro un peccato grave, ma riteniamo nemmeno veniale. Forse il peccato grave l’ha commesso proprio il parroco pronunciando la possibilità di una scomunica e che pertanto ha mentito sapendo di mentire.