Sulle strade locali del vino

di Laura Petreccia e Vito Capogna

Procedendo da nord verso sud iniziamo l’itinerario dai vasti e collinari vigneti di Nugola. Qui si produce vino da tempo immemorabile, visto la composizione organolettica dei terreni, fortemente sabbiosa e ricca di ferro. La zona sta vivendo una forte accelerazione che accanto a un consistente numero di produttori tradizionali, conta sulla presenza di denominazioni blasonate di eccellenza dell’enologia. I vini prodotti , Sangiovese, Trebbiano, sono affiancati dai moderni Syrah, Merlot e Vermentino. Ma se ci spostiamo a Mortaiolo apprezziamo i Cabernet, Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot e Fiano. Nella panoramica mondiale del settore vinicolo, i nostri vini sono considerati di qualità eccellente. In particolar modo gli stranieri hanno espresso un particolare apprezzamento per i prodotti toscani. I fondi europei OCM (Organizzazione comune di mercato) per l’agricoltura sono di vitale importanza e si dovrebbe riuscire a farne uso per incrementare le esportazioni all’estero. “Il turismo del vino” è strettamente collegato alla promozione del vino sui mercati esteri, che per chi fa vino in zone poche conosciute risulta alquanto difficoltoso. I fondi andrebbero investiti anche per sbloccare questa impasse così da creare un ambiente favorevole alla conoscenza del mercato estero. “Bisognerebbe metterci in testa di portare alla ribalta queste piccole aziende che sono fondamentali a livello nazionale , ma anche e soprattutto per la Toscana – fa sapere Piermario Meletti Cavallari, viticoltore e presidente de La strada del vino-. L’Italia non è in prima linea nella capacità di sfruttare al massimo del profitto questi fondi, a differenza della Francia e della Germania”. Un altro ostacolo che evidenziano i viticoltori è il PIT (Piano d’ Indirizzo Territoriale) che mette lacci all’Amministrazione e produttori con perplessità ed incertezze su tutto quanto si attiene alla protezione dei terreni . Il PIT dell’Elaborato 4B con riferimento a vincoli specifici valutati dalla Commissione regionale per il paesaggio. Riccardo Buti funzionario Regione Toscana addetto ai fondi per l’agricoltura ha sottolineato: “Resta molto da lavorare sulla questione del patrimonio vinicolo che  in futuro sarà regolata dal passaggio da un sistema di diritti ad un sistema di autorizzazioni. Chiunque abbia dei diritti su un terreno dunque dovrà trasformarli in autorizzazioni che hanno durata di 3 anni”. Nella nostra Regione gli investimenti OCM valorizzano le misure di promozione e ristrutturazione per le piccole e medie imprese. Si registra un boom di richieste di circa 2000 ettari di terreno e da questo punto di vista sono Firenze e Grosseto che detengono il grosso della produzione agricola-vinicola in Toscana. L’interconnessione tra gli OCM e il PIT può determinare la morte del settore agricolo in alcune zone. Il piano paesaggistico attuato dalla Regione , ha rilanciato una visione unitaria del territorio con l’unione tra Ocm e piano paesaggistico. Quando si parla di paesaggio rurale si parla di agricoltura, e il ritorno ad una simile struttura produttiva porterebbe alla morte il paesaggio dal punto di vista economico. Le grosse speculazioni sono avvenute quando in vari territori è andata a morire l’agricoltura. Un passaggio da uno stato di diritti ad uno stato di autorizzazioni in certi casi potrebbe portare ad un impoverimento del patrimonio vitivinicolo italiano. La vendemmia 2019 si racconta nella fatica nelle braccia e nelle gambe, ma soprattutto negli occhi e sul palato che già pregustano i risultati delle bottiglie che verranno. I Vigneti di Nugola regalano 10.000 quintali di uva, che vuol dire un potenziale di oltre un milione di bottiglie. Il vino di Vicarello confluirà nelle etichette di aziende, anche se non è escluso che in futuro i Vigneti di Nugola possano tornare ad avere un etichetta propria, come già nel passato: fino al 2015 a Mortaiolo si produceva il “Costa di Nugola”. Noi tutti ne saremmo fieri e ci darebbero soddisfazione.