Per Coronavirus, in nero i rossi e bianchi dei vini

Coronavirus:  “Crisi nera nel mondo del vino: “Applicare il Cura Italia con urgenza”. Ricavi abbattuti dall’emergenza sanitaria Covid-19 che ha fermato anche la stagione turistica

di Vito C. & Laura P.

A metterlo nero su bianco, il presidente dell’associazione i  Francesco Mazzei, presidente dell’Associazione Vini Toscani Dop e Igp, che in una lettera indirizzata all’assessore regionale all’Agricoltura Marco Remaschi, sottolinea l’urgenza di misure per garantire la sopravvivenza alle aziende “ Il decreto Cura Italia e l’ultimo decreto liquidità sulla carta, sono positivi ma devono avere i termini dell’urgenza sia nelle procedure, sia nella dotazione delle risorse, per consentire alle nostre imprese di superare questo momento – sostiene Mazzei – le aziende vitivinicole toscane, senza gli indispensabili introiti garantiti dalle vendite di vino e dall’attività̀ di accoglienza, si trovano a fronteggiare già̀ adesso una forte crisi di liquidità, mettendo a rischio non solo i propri bilanci, ma anche e soprattutto la propria sopravvivenza. L’emergenza epidemiologica, il susseguirsi delle disposizioni di lockdown, la chiusura totale del canale Horeca (hotel restaurant catering) e il conseguente clima di sfiducia e preoccupazione-prosegue Mazzei nella sua lettera- hanno portato ad un forte e progressivo rallentamento degli ordini di vino, con gravi ripercussioni sul mercato nazionale e su quello internazionale – spiega Mazzei – inoltre la situazione è aggravata dal blocco totale dei flussi turistici che sta avendo conseguenze importanti anche sul settore vitivinicolo di una Regione fortemente vocata come la Toscana”. A seguito del forte e progressivo rallentamento degli ordini del vino sul mercato nazionale e internazionale causato dal Coronavirus, il vino toscano vede un calo vendite del 90% a marzo ed a rischio sono 93.000 lavoratori. A sostenere la denuncia di Mazzei, anche Francesco Colpizzi, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura Toscana: “Rischiamo il collasso ben prima di altri settori del comparto agricolo, legato a generi di prima necessità. Sono chiuse le vendite dirette nelle fattorie, ristoranti, alberghi ed winebar. Se poi teniamo conto del fatto che le aziende vitivinicole per il proprio business contano anche sulle attività turistico-ricettive fonte di ricavi oggi azzerati– prosegue Colpizzi- è chiaro che oltre alla chiusura di migliaia di aziende e alla perdita di migliaia di posti di lavoro, rischiamo anche l’abbandono e il degrado delle campagne, con ricadute deteriori in termini sociali e ambientali”.  La proposta dei viticoltori é quella di un’ immediata e forte immissione di liquidità con snellimento della burocrazia, il posticipo delle scadenze fiscali e previdenziali. Le moratorie sui mutui e l’accesso alla cassa integrazione in deroga devono avere un orizzonte temporale più ampio, perché gli effetti della crisi non saranno solo nel breve periodo. Si deve ragionare sui 12/18 mesi ed è essenziale avere la proroga e la massima flessibilità degli investimenti. “Una volta garantita la sopravvivenza delle aziende con le giuste misure– ribadisce Confagricoltura- resta essenziale che le risorse di promozione non utilizzate nel 2020 vengano congelate fornendo la possibilità̀ di destinarle a programmi validi per il 2021, in modo che non vadano perse e così da poter agire al meglio quando l’emergenza sarà finita e arriverà, per il Paese e per il nostro settore che è una delle grandi eccellenze, il momento della meritata ripresa”.

I numeri del vino toscano:

23.000 aziende viticole che articolano la propria produzione e vinificazione attraverso:
    60.000 ettari coltivati a vigneto di cui:
a) 55.000 ettari ( pari al 92%) coltivato per la produzione di vini doc e docg            
b) 27.000 ettari totalmente rinnovati negli ultimi anni grazie anche ai fondi OCM
    Produzione media 2,6 milioni ettolitri
    8.200 cantine di cui 17 cantine cooperative
    58 Denominazioni ed Indicazioni Geografiche, di cui
a) 11 vini DOCG (Morellino, Vernaccia, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico, Chianti, Brunello….)
b) 41 vini DOC (Bolgheri, Pomino, Vinsanto, Monteregio, Rosso di Montalcino, Montecucco, Maremma….)
c) 6 vini IGT (Toscano, Costa Toscana ecc)
    una cifra di affari “ex fabrica” di oltre € 950.000.000,
    esportazioni di € 520.000.000 rappresentando, in valore, il 29% dell”export nazionale di vini “fermi”,
    un’occupazione nella filiera di 93.000 addetti.

VitoC&LauraP