Ecco i vincitori del Combat Prize 2019

I vincitori del Premio Combat Prize 2019. Si è concluso il concorso internazionale di arte contemporanea con l’assegnazione di undici premi

Si è conclusa sabato 13 luglio, nella sala degli Specchi del Museo Giovanni Fattori di Livorno, la decima edizione del PREMIO COMBAT PRIZE con l’annuncio dei vincitori di quest’anno. La giuria, composta da Andrea Bruciati, Daniele De Luigi, Francesca Baboni, Lorenzo Balbi, Matteo Bergamini, Paola Tognon e Stefano Taddei, ha scelto come vincitore della sezione Pittura, Alessandro Fogo con l’opera “L’antica leggenda della foglia di cavolo” con la seguente motivazione: per una ricerca pittorica che fa riferimento agli stilemi universali di un passato che si riverbera nell’attualità, caricandosi di nuovi significati, a partire da una figurazione attenta a una poetica dell’irreale.  Menzione speciale della giuria a Giacomo Modolo. Per la sezione Fotografia  vincitrice Alisa Martynova con l’opera “Untitled” dalla serie “NowhereNear”, per la capacità di affrontare un tema di stringente attualità uscendo dagli schemi dell’informazione massmediale, esplorando sogni, ricordi e desideri dei migranti attraverso immagini simboliche.  Menzione speciale della giuria a Irene Lupi. Per la sezione Grafica Silvia Inselvini con l’opera “Notturni”, per la continuità di un corpus di lavori nei quali il segno diventa atmosfera e costruisce procedimenti complessi, anche inconsci, ma essenziali.   Menzione speciale della giuria a Giulia Lazzaron.

La giuria ha decretato vincitrice per la sezione Scultura/Installazione, Nuvola Ravera con l’intervento Soapopera per la trasformazione di ossessioni quali la cura del corpo e dei propri contorni spaziali e psicologici in una installazione a terra che rimanda a rituali sociali in ambienti pubblici e privati. Menzione speciale della giuria a Matteo Messori.

Infine per la sezione Video a Luisa Turuani con l’opera “Non sto più nella pelle”, per la capacità di affrontare, con ironia e leggerezza, sensazioni e sentimenti che riflettono l’inquietudine della relazione tra corpo e spazio, animando un grande oggetto che vive in un ambiente ridotto e nasconde l’identità dell’artista Menzione speciale della giuria a Maria Pecchioli.