Memento in Fortezza Vecchia

 

di Roberto Olivato

Memento non è altro che l’imperativo del verbo ricordare…quindi “RICORDA”. Questa frase é stata riportata su di un volantino circa la presentazione di una pièce teatrale che la compagnia I Migranti di Pistoia ha consegnato ai partecipanti la Messa per la festività di San Francesco, celebrata nella chiesa intitolata al Santo di Assisi, situata all’interno della Fortezza Vecchia. Gli attori Giulio Carignano e Edoardo Cariffi, rispettivamente Ponzio Pilato e Lucio Lamia, hanno dialogato sull’impero romano, sull’operatività politica di Pilato e su tanti fatti riguardanti l’esilio di Lamia. Il fraseggio di per se apparentemente insignificante, anche se i brani erano tratti da scritti da autori latini quali Tacito, Svetonio, Seneca, appariva come un dialogo privo di costrutto sino a quando l’attore fuori campo Riccardo Baldini ha riportato tutti con i piedi per terra, parlando degli ultimi giorni di libertà di Gesù sino a quando al cospetto di Pilato non venne condannato al patibolo. A quel punto il cerchio si é chiuso ed il fraseggio di Pilato e Lamia inizialmente apparso vuoto di significato si è proposto con tutta la sua forza, riportando in primo piano il titolo dello spettacolo “Memento”, che grazie ai testi di Baldini ed alla regia di Gabriella Lunardi e Barbara Marameo ha dimostrato, come ricordato da Carignano, in che modo la nostra mente specialmente nella vita dei nostri giorni assopita da tv, cellulari, internet, facebook e quant’altro e dove il divertimento forzoso porta alla frenesia estrema, trovi terreno fertile nel rimuovere fatti e vicessitudini che potrebbero risvegliare le nostre coscienze portando a galla ricordi, che magari vorremmo dimenticare per sempre. Quello che Pilato, nei confronti della crocifissione, nella pièce ha dimostrato di aver fatto.