Biagio Chiesi, il post-macchiaiolo, si racconta

Proveniente dalla Libia giunse a Livorno all’età di sedici anni cominciando a disegnare con pastelli. Pittore post-macchiaiolo differente però, come ama definirsi, dalla maggioranza degli stereotipi manieristici dei post-macchiaioli livornesi

di Rita Santuari

Nel DNA dei livornesi oltre che il loro regolare contenuto genetico, ci deve essere un impasto di colori comprensivi di tavolozza e pennelli che fanno della nostra città una fucina che sforna pittori e artisti ad ogni piè sospinto. In ogni famiglia non può mancare almeno un componente che non si cimenti in tale espressione artistica, spesso riuscendoci in maniera eccellente e magari a loro volta discendenti da famiglie di artisti ed è di eccellenza cui andremo a parlare ora. Ho davanti a me il pittore maestro Biagio Chiesi ,un po’ restio alle interviste per una sua eccessiva timidezza. Caro Biagio, spero in nome della nostra amicizia tu voglia raccontarmi qualcosa di te, a riguardo del percorso artistico dopo il tuo rientro in Italia dalla Libia, assieme a migliaia di altri italiani dopo il colpo di stato di Gheddafi nel 1969 ” Ero un ragazzino pieno di sogni e tanta voglia di realizzarli. Amavo disegnare e la mia passione erano i pastelli , le matite colorate. Ritraevo tutto ciò che mi dava emozione di quella terra così intensa di colori, passione che ho portato con me in Italia e proprio in questa città ci siamo fermati con la mia famiglia :il mare, i tramonti, la gente mi hanno affascinato tantoché ho eletto questa città il mio luogo di nascita dove ho avuto i primi approcci con l’arte del pennello e i colori ad olio.” Mi hai accennato dei tuoi maestri. Chi erano e che cosa hai imparato da loro? 

” Tutto, ho imparato tutto, dai primi approcci col colore ed oltre, diciamo che anche se oggi qualcosa so fare lo devo a loro. La preparazione tecnica è avvenuta sotto l’eccellente guida del Maestro Masaniello Luschi e successivamente ho frequentato il maestro Aldo Mazzi detto affettuosamente dagli amici Cucciolo e poi anche il pittore Federico Cresci , incominciando ad esprimermi come nella tradizione dell’ impressionismo post-macchiaiolo: marine, campagne, nature morte , sempre rigorosamente dal vero andando aldilà, nel tempo , degli stereotipi manieristici evidenti nella maggioranza dei post-macchiaioli livornesi ” Tu affermi con passione che il tuo percorso di crescita e di conoscenza di te come artista , ti ha spinto verso nuovi percorsi che, tutto sommato , sono stati indirizzati dai molteplici successi ottenuti da critica e pubblico e dalle innumerevoli mostre nazionali e internazionali alle quali hai partecipato piazzandoti sempre ai primi posti. ” Si questo è vero, ma solo così, partecipando e mettendosi a confronto c’è lo stimolo per una crescita, per una giusta ricerca artistica. Ho partecipato a mostre in Malesia con altri 26 pittori livornesi realizzate dalla Whitecad Alenia grazie al suo mecenatismo, con il patrocinio del Comune di Livorno e dall’Ambasciata Italiana, poi siamo stati anche in Kuala Lampur. E’ stato veramente un successo della nostra città e per noi pittori . Vernisage in toscana moltissime ,ovunque ci fosse una qualificata posizione espositiva e ottime giurie dove ho avuto riconoscimenti importanti e gratificanti “. Visto che tu taci, ne nomino qualcuno io: Al nostro cittadino Premio Rotonda Mario Borgiotti, ci partecipi dal lontano 1990 , tra i vari riconoscimenti nel 2016 hai vinto il premio Nedo Luschi non dimentichiamo il premio Marina Cala dei Medici a Castiglioncello premiato da Antonio Vinciguerra per l’ arte innovativa. Hai girato l’Europa e hai dipinto ovunque : Parigi, Saint Tropez, Costa Azzurra, Provenza, Napoli , ecc. A Lugano sei stato chiamato più volte da galleristi del luogo e ci sei rimasto per giorni dipingendo ed esponendo le tue opere. Non dimentichiamo La Versigliana , Riviera degli Etruschi, Viviani ,Salsomaggiore, Rotini Art Galery ,Show Room Barbieri, Arte Fiera Parma e Pavia e un altro centinaio. Qui è giunto per te il momento di una svolta, diciamo rivoluzionaria, un balzo in avanti di ricerca artistica particolarmente ardua. 

” Ho iniziato a vedere negli stracci con i quali pulivo pennelli e tavolozze, degli strani simboli e forme particolarmente interessanti che raccontavano tutto di me. Luci,colori segni e rappresentazioni si materializzavano. Assemblando il tutto sono riuscito a far trasmettere i loro contenuti ed i critici hanno apprezzato. Sono andato avanti sicuro di riuscire a comunicare altre sensazioni .” E’ vero e come dice il critico d’arte Umberto Falchini in un suo scritto : ” Aria , Acqua ,Terra , Fuoco , il Chiesi si inoltra con il suo operato pittorico in questi elementi vitali ….matericità ,marcata ….L’arte è un veicolo verso tante domande, per dare originali risposte “. Biagio ,va avanti utilizzando altri elementi fino a portare le sue opere oltre il materico ,verso una pseudo-scultura fatta di tubetti di colore squarciati, cerniere aperte fino a sembrare barche alla deriva, pizzi e altri oggetti che possano raccontare di se in un linguaggio nuovo , linguaggio che gli è valso il  premio di cui sopra, Marina Cala De Medici . Biagio Chiesi si adopera a sostenere il sociale dovunque questo si presenti, ricordiamo l’alluvione, il calendario dei Bimbi Motosi e la presentazione al Papa dello stesso, realizzato per una raccolta di fondi da destinare alle famiglie più bisognose. Non parliamo delle altre molteplici attività artistiche di cui Biagio si occupa , una fra tutte e che regge da cinque anni è la Presidenza dell’Associazione Giovanni March . della quale fanno parte una trentina di iscritti. Tutti ottimi pittori che tengono alto il nome del nostro concittadino Giovanni March .