80 Euro? La parola alle mamme

Dopo la dichiarazione del Governo circa l’erogazione di ottanta euro per il bonus bebè, questi i pareri di alcune mamme che la dicono lunga sul beneficio di questa mancia.

di Rita Santuari

Non so se i nostri legislatori si siano mai soffermati davanti ad un asilo , basterebbe uno per tutti, sia statale che privato ed ascoltare le conversazioni tra le mamme, delle scuole Santelli in S.Marco, per rendersi conto quanto sia difficile oggi gestire la crescita dei figli. La frase corrente : ” Non è possibile non ce la faccio più, è tutto un correre,casa ,lavoro, portali e riprendili dall’asilo e poi costano troppo quasi quanto un affitto, lavoriamo in due e non ce la facciamo lo stesso e ne ho uno solo altrimenti sarebbe impossibile mantenerne due “. La signora Lucia 32 anni ha il pancione che mostra con orgoglio e Tomas di 2 anni e mezzo per mano e si dice alquanto preoccupata di dover affrontare, quando dovrà riprendere il lavoro, l’inserimento al nido del nascituro.” Non c’è posto negli asili comunali e perciò dovrò optare per uno privato. Per fortuna ho i nonni che mi danno una mano “. “C’è il bonus bebè – sottolinea nonna Maruska con il nipotino per mano-  con quello abbiamo risolto tutto– dice con una risata sarcastica- ci sarà un incremento demografico di sicuro. Io ai miei tempi portavo i bimbi ,all ‘ O.M.N.I. ( opera nazionale maternità infanzia ) come avrei fatto altrimenti con tre. Quelli erano asili sui quali potevi contare: non pagavi niente c’erano gli ambulatori pediatrici, ostetrici e quant’altro, che già quelli ti levavano un bel pensiero, ti seguivano dalla pancia fino al compimento dei tre anni del bimbo e l’orario era dalle otto alle 17,00, si faceva in tempo a prenderli all’uscita dal lavoro senza doversi raccomandare a destra e sinistra, è anche vero che erano altri tempi però ci si poteva permettere un figlio in più “. La discussione prosegue in attesa dell’ orario di apertura e le difficoltà di ognuna è esposta vivacemente , la maggior parte si dichiara disponibile a fare il secondo figlio ed alcune anche il terzo, affermando che le difficoltà maggiori sono fino all’età scolare ” Ci vorrebbero più asili, con costi più accessibili “. E gli 80,00 euro, domandiamo ?Meglio che niente e comunque è niente di fronte alle spese che dobbiamo sostenere insieme alle nostre famiglie che cercano di aiutarci in tutti i modi ” . Molta amarezza e rassegnazione ma anche coraggio e tutte pronte per affrontare l’oggi e il domani. Nel lontano 1925 il 10 dicembre nasce l’Opera Nazionale Maternità Infanzia voluta da Mussolini, come ente morale a sostegno delle madri e per quelle con più di sette figli , veniva dato un assegno di 5.000 lire e una assicurazione per garantirne la crescita. Poi varie modifiche negli anni sempre a garanzia di protezione della maternità e dell’infanzia fino al 1975 quando l’O.N.M.I. viene definitivamente chiusa come l ‘ I.R.I. ed altre istituzioni nate durante il fascismo. Enti dichiarati inutili e trasferiti in altri settori governativi.