Auguri Mamme

di Roberto Olivato

Non è una festa con una data certa quella della Mamma , ma viene celebrata la seconda domenica di maggio e pertanto quest’anno domani 12 maggio. Fu Anna Jarvis l’attivista americana che diede origine il 10 maggio 1908 alle celebrazioni di questa festa. Anna desiderava che la festa fosse animata semplicemente da un profondo spirito di gratitudine. L’unico regalo sarebbe dovuto essere una giornata con la propria madre per ringraziarla di tutto ciò che aveva fatto. “Non era la festa di tutte le mamme, era la festa della migliore mamma che ciascuno di noi avesse mai conosciuto: la propria”. In Italia la Festa della Mamma fu celebrata da don Otello Migliosi, sacerdote del clero della diocesi di Assisi, la seconda domenica di maggio del 1957. Stranamente nel proprio sito, la nostra Amministrazione comunale nel fitto calendario di avvenimenti in programma, non ha degnato di un rigo la festa della Mamma. Un sindaco assente da diverse settimane da Livorno, preferendo palcoscenici di altri comuni per sostenere le candidature di colleghi 5Stelle, per le elezioni europee, non si è degnato di salutare, ringraziare ed onorare tutte quelle donne Mamme grazie alle quali intere famiglie, fra sacrifici e rinunce di ogni genere si barcamenano nella giungla di regole sulla differenziata, sulla ricerca di parcheggi vicini a casa per poter portare senza troppa fatica le borse della spesa, con figli o mariti disoccupati d’accudire e sostenere anche moralmente. Ebbene queste donne Mamme, non sono state prese in considerazione non solo dal vagante primo cittadino o dalla vicesindaco, ma purtroppo nemmeno da nessuno dei candidati a sindaco indaffarati come sono, in comizi e proclami. In assenza dell’attenzione da parte delle Istituzioni verso le Mamme, ilRuspante.news rende loro omaggio, come si usava una volta, con una poesia di Edmondo De Amicis

A mia madre

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il cuore;
ah se fossi pittore,                                                                
farei tutta la vita il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando china il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Pur, se fosse un mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;
vorrei poter camgiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.

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