Celebrata la Festa del Voto

Una Festa del Voto a ricordo del terremoto di 282 anni or sono, ma anche un’invocazione a Maria, donna israeliana, perché intervenga a porre fine ai teatri di guerra in corso. I video

di Roberto Olivato

Si é celebrata ieri sabato 27 gennaio in piazza Grande in una giornata dal clima primaverile, la 282esima Festa del Voto, era infatti il 27 Gennaio del 1742, quando un fortissimo terremoto colpì la città provocando uno tsunami con onde altissime che arrivarono sino al centro della città. In memoria di quel tragico evento venne posta una copia dell’effige della Madonna delle Grazie di Montenero, presso la quale i Vigili del Fuoco annualmente pongono una corona di fiori.

La Festa del Voto come ormai avviene ogni anno, dal 1945 coincide con il Giorno della Memoria, ma quest’anno è ancor più rilevante il legame fra le due ricorrenze come ricordato dal vescovo Simone Giusti nella sua omelia, che ha sottolineato come la guerra in corso fra Israele e Hamas, come l’antisemitismo di questi ultimi giorni, siano lontani dallo spirito della Festa del Voto in cui Maria, donna israeliana, veniva invocata per riportare serenità in Livorno e pace nei cuori, dopo il tremendo terremoto del 1742.

 ” Oggi é necessario che lo spirito e l’invocazione a Maria di questa Festa – ha proseguito Giusti- si estenda al conflitto in corso in Palestina per portare pace e serenità in quella terra. Tutte le guerre sono figlie dell’egoismo dell’uomo che accecato dall’ egocentrismo tende a sopprimere con la forza e la violenza intere popolazioni.

Violenza che, come riportano molti fatti di cronaca  specie fra gli adolescenti, é frutto della mancanza educativa di molte famiglie. Senza alcun tipo di regole o di affetti, molti giovani vanno allo sbando entrando a far parte di gruppi nei quali vige la legge del più forte, che in molti casi è frutto della mancanza di una guida educativa che per natura spetta ai genitori.  

Genitori pronti a soddisfare i desideri dei figli, pur di essere lasciati tranquillamente in pace a pensare a se stessi, trincerandosi dietro ad una falsa interpretazione della libertà offerta alla propria prole.”