Coronavirus: In prima linea anche un medico militare di Livorno

Fra i primi venti medici giunti in aiuto ai colleghi lombardi vi é anche Alberto Rossi di Livorno, un medico militare in pensione, che ha risposto all’appello e si é recato a Piacenza. Dalla sua pagina face book ci aggiorna sulla sua esperienza in quel teatro di “guerra”. Complimentandoci col nostro concittadino per il suo alto senso civico, riportiamo il suo bollettino: 

“Primo giorno di attività per noialtri medici assegnati all’Ospedale di Piacenza: 4 donne e 2 uomini. L’Ospedale di Piacenza ha solo degenti per Coronavirus. Tutte le altre patologie sono dirottate in altri Ospedali. Prima dell’invio nei vari reparti per l’affiancamento ai colleghi medici, abbiamo avuto un colloquio con la Direttrice Sanitaria e poi l’ennesima intervista, stavolta da parte di RAI 3 e Sky. Io sono stato assegnato ad un reparto di terapia sub-intensiva ed affiancato ad un bravo medico piacentino che mi ha illustrato le procedure e i casi da lui seguiti, pazienti di età compresa tra i 60 e gli 80 anni affetti da polmoniti interstiziali di diversa gravità. Uno dei più precoci e frequenti sintomi dell’infezione da Coronavirus (raramente descritto nelle cronache) è la perdita dell’olfatto e del gusto. Altra caratteristica dell’infezione è l’esordio con febbre e sintomi influenzali per 4-5 giorni seguito da altri 4-5 giorni di relativo benessere che farebbe pensare ad un avvio alla guarigione. Invece insorge facile affaticamento ed un crescente senso di affanno. E’ il segno della compromissione polmonare.
Mi ha confermato l’elevata contagiosità del virus e la pericolosità della sua manifestazione più grave, ovvero la polmonite interstiziale bilaterale con perdita di funzione del polmone che necessita di intervento di supporto con ossigeno a vari quantitativi in relazione alla gravità della situazione. La guarigione è lenta. Viene fatto uso precoce di idroclorochina (Plaquenil) associata a farmaci antivirali usati anche per l’HIV. Laddove si teme una complicazione batterica vengono usati antibiotici.
L’afflusso di malati è ancora sostenuto ma si sta attenuando dai numeri drammatici del 13 – 14 marzo.