Donata copia leggi livornine ad Aldo Liscia

Consegnata al centoduenne Aldo Liscia, perseguitato dalle leggi razziali, una copia delle leggi livornine

di Roberto Olivato

In un’atmosfera ricca di emozioni si è svolta questa mattina 18 novembre, nella Sala Cerimonie del Palazzo Comunale, la consegna  di una copia delle Leggi Livornine all’ultracentenario ingegnere Aldo Liscia nato ad Antignano il 23 gennaio 1921.

Perseguitato con la sua famiglia in quanto ebreo, dopo la promulgazione delle leggi razziali, fuggì all’estero dove conseguì la sua prima laurea (la seconda a Torino) in ingegneria chimica. A presentarlo alla folta platea, fra cui il Prefetto di Livorno Paolo D’Attilio e l’assessore Simone Lenzi, oltre a numerosi amici e parenti, il sindaco Luca Salvetti che ha spiegato il senso del riconoscimento:

” C’é un’emozione particolare  questa mattina in questa sala, che ha visto narrare tante storie di livornesi, che non sono mai state banali. Il personaggio che oggi ci accingiamo ad omaggiare rapresenta sia per il suo vissuto, che per il suo impegno nell’attività scolastica nel corso del quale ha raccontato agli studenti le storie della propria vita, le persecuzioni razziali e gli avvenimenti del ‘900. Un affetto che si è meritato non solo da parenti ed amici, ma da tutti i livornesi che, partendo dall’associazione ” Vivi Antignano ” hanno voluto portare all’attenzione della città la figura di Aldo Liscia. “

  ” Sin dalle leggi livornine- ha esordito Lenzi- gli ebrei sono stati fra i primi a popolare Livorno, città cosmopolita ed oggi questo riconoscimento vuole proprio sottolinearne l’importanza che questo arrivo ha rappresentato per l’intera città.”

A concludere gli interventi di sindaco ed assessore lo stesso Liscia: ” Cercherò di essere breve, perché altrimenti per raccontarmi non basterebbe un’intera giornata.  La mia è la storia di una famiglia ebraica livornese, presente a Livorno sin dal 1700. A causa delle leggi razziali e la guerra, quando ero studente presso il liceo Eriquez– dice introducendo  il racconto delle sue peripezie il centoduenne ingegnere Liscia – agli ebrei venne vietato di studiare nelle scuole fasciste, pertanto mi recai prima in Francia per diplomarmi e successivamente in Svizzera dove mi laureai. Nel 1945 tornai a Livorno, città che era sempre presente nel mio cuore, dove ritrovai i miei cari, ma non la villa di famiglia.

Villa Giulia, oggi villa Liscia- conclude Liscia-  era stata venduta per pochi soldi da mio padre, sotto la coercizione e la minaccia, alla famiglia di Galeazzo Ciano ed Edda Mussolini. Solo dopo una lunga battaglia legale ottenni la restituzione della villa di Antignano adoperandomi nel restauro di un bene lasciato in condizioni di degrado.”