Due processioni con molti fedeli nonostante l’afa

di Roberto Olivato

Quasi in contemporanea si sono svolte nella Diocesi della nostra città, ieri giovedì 13 giugno, due processioni nonostante la prima vera giornata di sol leone, dove molti avrebbero potuto preferire il mare . La prima quella di Sant’Antonio da Padova partita alle 18 dalla chiesa della Madonna nel giorno della sua festività e la seconda alle 21 quella della Madonna del Buon Rimedio che è uscita dalla chiesa Trinitaria di San Ferdinando. Un Sant’Antonio e la Madonna del Buon Rimedio al servizio del prossimo, con questo assioma si può sintetizzare il legame fra le due processioni. Il primo proteso verso i più poveri e la Patrona Trinitaria in aiuto ai perseguitati cristiani. Mentre per Sant’Antonio, non occorrono grandi presentazioni in quanto il santo portoghese é conosciuto in tutto il mondo, oltre che per la sua vita ed i suoi scritti, per i suoi miracoli e per il costante aiuto ai poveri. In uno dei tanti suoi miracoli è ricordato quello che viene chiamato il pane di Sant’Antonio, ad esso si fa risalire la tradizione del Pane dei poveri, secondo cui i genitori di un bambino affogato in una vasca e riportato in vita dal Santo, quale ringraziamento, promisero di donare ai poveri tanto pane quanto era il peso del piccolo. Quel miracolo è all’origine dell’ Opera del Pane dei Poveri e successivamente quella della Caritas Antoniana, le due organizzazioni antoniane che si occupano di portare cibo, generi di prima necessità e assistenza ai poveri di tutto il mondo. Pane che ieri sera al termine della processione, il parroco della chiesa della Madonna, don Placido Salvatore Bevinetto, ha distribuito ai presenti per raccogliere offerte per i poveri della parrocchia.

 

 

 

 

 

 

 

                                       

Per la processione della Madonna del Buon Rimedio

è necessario un breve approfondimento conoscitivo per i più. Secondo la tradizione, la devozione alla Madonna del Buon Rimedio risalirebbe a uno dei padri fondatori dell’Ordine Trinitario, San Giovanni de Matha al quale apparve in sogno la Vergine che gli avrebbe dato una certa somma di denaro necessaria per ultimare due redenzioni di schiavi. Secondo tale testimonianza, quindi, la devozione affonda le sue radici agli albori dell’Ordine della SS. Trinità e degli schiavi. La processione partita dalla chiesa di San Ferdinando accompagnata da Monsignor Paolo Razzauti,dal superiore Trinitario padre Cosimo Bleve, dal parroco padre Emilio Kolacyzck, dalle suore Trinitarie,  vedeva fra gli altri i Cavalieri dell’Ordine Costantiniano, l’Unitalsi, Svs, Misericordia e molti fedeli che, dopo aver attraversato le vie del quartiere hanno raggiunto la Cantina del Venezia dove accompagnata dai canti della corale sarda e dalla preghiera del marinaio, Razzauti assieme al parroco padre Emilio Kolaczyk ha gettato in mare dei fiori in onore dei caduti del mare per poi vedere la statua della Madonna salire su un’imbarcazione del Venezia per raggiungere la Fortezza Vecchia. Il corteo religioso si é concluso presso la chiesetta di San Francesco all’interno della Fortezza Vecchia e al termine della processione le parole di  monsignor Razzauti ” Siamo schiavi in realtà di un mondo che ci condiziona, dai mezzi di comunicazione dai nostri modi di essere. La Madonna ci dona la liberazione dalla schiavitù, la forza e la capacità di vivere anche con il volontariato il nostro dono agli altri. Credente è colui che, ricevuto l’annuncio del Vangelo– ha proseguito Razzauti-  si alza e va dove c’è bisogno. Quanto bisogno di aiuto c’é oggi. I nuovi martiri di oggi, i cristiani perseguitati,  pongono la nostra religione ad essere la più perseguitata. La paura di oggi è quella di vedere cristiani che non sanno vivere da cristiani, i credenti che non vivono secondo il Vangelo, che non sanno aiutare il prossimo”. In fine un appello ai nuovi eletti “La Madonna del Buon Rimedio ci possa aiutare nel cammino di buoni cristiani. Chiediamo a Maria di proteggere i nuovi amministratori, perché s’impegnino nel cammino del loro operato, per il bene della città e di tutti i livornesi”.