I luoghi di Modigliani e le opere che fecero chiudere la mostra ritenuta scandalosa

Alla scoperta dell’uomo Modigliani in due momenti particolari in cui si rivivranno i luoghi che hanno visto la presenza del nostro artista e la visione dei dipinti censurati nel 1917 a Parigi alla galleria Berthe Weill.

di Roberto Olivato

“Basta chiamarlo Modì é ora di rovesciare il paradigma, perché Modigliani non é livornese per sbaglio e la mostra di Luca Del Canto riporta l’artista alla realtà livornese Queste le parole dell’assessore alla cultura Simone Lenzi questa mattina 29 gennaio, nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto.  Ci tengo particolarmente a presentare queste prossime iniziative dedicate al nostro concittadino – ha proseguito Lenzi – perché ci permettono di vedere Modigliani nella sua giusta prospettiva, di togliergli quel manto di maledetto per riportarlo all’umanità di Dedo. Questo del resto – ha concluso l’assessore – è stato l’obbiettivo della nostra operazione che ci ha accompagnato in questi mesi: rovesciare il paradigma che fanno di lui un artista maledetto e cercare d’inquadrarlo nella giusta prospettiva di uomo e grande artista”. I momenti d’incontro con la vita dell’uomo Modigliani saranno due:

“I luoghi di Modigliani tra Livorno e Parigi” questo il titolo del progetto foto (bio) grafico ideato nel 2014 dal filmmaker Luca Dal Canto. La mostra sarà visitabile, con ingresso gratuito, da Sabato 1 febbraio sino a domenica 16 al primo piano della Biblioteca Comunale Bottini dell’Olio/Museo della Città promosso dall’associazione culturale Franco Ferrucci col patrocinio e compartecipazione del Comune di Livorno. La rassegna presenta 47 luoghi dove Amedeo ha vissuto e lavorato, immortalati dagli scatti di Dal Canto così come sono oggi, dopo 100 anni di cambiamenti sociali e urbanistici, che hanno colpito le due città. La storia e l’opera di Modigliani, figura tipica talvolta fino all’inverosimile, è fatta di bistrot, strade, palazzi, caffè, piazze, angusti studi, ambienti un tempo pieni di vita e cultura. La mostra, a metà tra il documentarismo e il reportage, illustra come la globalizzazione abbia talvolta spazzato via la cultura per lasciare spazio a banche, istituti assicurativi e ristoranti; altre volte invece, a degrado, abbandono o – esattamente all’opposto – a politiche turistiche che hanno avuto solo il “demerito” di appiattire l’atmosfera di un luogo un tempo unico. Ad ogni fotografia è inoltre legato un racconto tratto dalla vita dell’artista: episodi che ne tracciano la tragica, geniale esistenza e che lo raccontano soprattutto da un punto di vista umano, cercando di far luce sulle molte leggende che negli anni sono state tramandate. Un uomo pieno di sogni, speranze ma anche molte paure e insicurezze. Un uomo che ha sofferto, cui il destino ha riservato una fine tragica e prematura. Sull’aspetto umano di Modigliani si é soffermato anche lo studioso d’arte Umberto Falchini che ha ricordato l’altissima qualità artistica dell’artista livornese, nata su luce di Fattori, ma anche la sua profonda preparazione culturale che non sempre viene ricordata. L’esposizione sarà poi allestita a Parigi, per passare a Firenze e nuovamente in Francia a Marsiglia.
Giovedì 13 febbraio ore 17.30 al Cisternino di Città (Largo del Cisternino) è in programma l’evento “Modigliani. Parigi dicembre 1917. Una mostra che scandalizzò” a cura di Umberto Falchini (studioso d’arte) e di Maurizio Mini (giornalista). L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale Francesco Ferrucci in collaborazione con Erasmo Libri e con il patrocinio del Comune di Livorno, prevede l’esposizione e la proiezione, con commento, delle riproduzioni delle opere che avrebbero dovuto far parte della mostra di Parigi (1917) alla galleria di Berthe Weill ma che nessuno vide, perché censurate. Prima della proiezione gli attori Riccardo de Francesca ed Eleonora Zacchi del Centro Artistico Il Grattacielo leggeranno alcuni brani tratti dalla memorie di Berthe Weill su ciò che successe fuori dalla Galleria, tra la stessa Weill e il solerte commissario di polizia che ordinò la chiusura della mostra. Professore Falchini lei ha parlato di un Modigliani molto colto, andando contro a chi lo ha sempre definito uno scavezzacollo ed anche di poco spessore culturale ” La ringrazio per il professore, sono solo uno studioso d’arte. Venendo alla sua domanda le dico che Dedo da autodidatta aveva fatto studi filosofici e conosceva tre lingue.” Quali furono i motivi della dipartita da Livorno per Parigi ” Principalmente per la voglia di Modigliani, di conoscere da vicino gli artisti presenti in quella che allora era considerata la culla della pittura innovativa, così riuscì ad avvicinare pittori come Matisse, Picasso e molti altri.” Lei ha detto principalmente, facendo intendere che vi fu un altro motivo che spinse Modigliani a lasciare Livorno. ” Assolutamente si. Gli attacchi alla pittura di Modigliani vennero dal Gruppo Labronico, un’associazione di pittori, il cui presidente Gino Romiti anch’egli pittore, fece terra bruciata intorno a Modigliani denigrando il suo stile ed impedendogli di fatto di poter trovare un proprio spazio. Pertanto non gli restò che espatriare.”