Infanzia Felice a Castiglioncello

Pedagogia nera e bianca nella crescita dei bambini, analizzate in “Infanzia Felice” di Antonella Questa, andata in scena a Castiglioncello con grande partecipazione di pubblico.

di Rita Santuari

Il piacere a teatro in una sera d’estate può regalarti gradite sorprese e di sorpresa si può ben parlare, dopo aver partecipato alla rappresentazione, messa in scena la sera di sabato 7 luglio dall’autrice del testo teatrale  “Infanzia felice “ di Antonella Questa e i bisogni primari del bambino . Teatro tenda del Castello Pasquini tutto esaurito. Personaggi della trama: la maestra Rossana Caramella, gli alunni della terza elementare, la Preside, il padre di Rossana, i genitori degli alunni, i tre fratelli , Paco il gatto, Gelosorco il cattivo. Interpreti : uno ed unico, fantastico, comunicativo eccezionale Lei e soltanto Lei Antonella Questa. Sul palcoscenico una lavagna con scritto Buoni Cattivi di ben nota memoria per molti di noi. Al centro un podio per le premiazioni con due cubi in più, dove si svolge tutta la storia nello spazio-tempo di un’ esposizione pedagogica e sociale tra “pedagogia nera “ intesa come pratica educativa violenta, manipolatrice ,con persecuzione psicologica , che stravolge la crescita e lo sviluppo positivo del bambino e, la “pedagogia bianca “ non violenta che invece lo aiuta nella crescita e nello sviluppo psico-fisico per un buon inserimento nella vita. L’argomento è scottante ,di attualità e purtroppo se qualche cosa non cambia sono guai seri. Infatti le pratiche educative sono entrate da qualche anno nel dibattito pedagogico soprattutto per dare al bambino un’infanzia felice. La storia si srotola tra gli antichi metodi punitivi e finisce con quella dove l’ascolto, l’amore ,la comprensione sono di vitale importanza per preparare gli uomini di domani. Antonella si muove con disinvoltura su e giù scivolando davanti e dietro ai cubi che rappresentano un mondo in evoluzione cambiando voce , espressione e dando con il corpo la giusta dimensione ad ogni personaggio ,non dimenticando di inserire un po’ di ironia, per alleggerire l’argomento, vedi la preside alticcia e il genitore di oggi che ascolta poco il figlio perché c’è la palestra e il ballo. Il gatto parlante Paco uscito dalla favola , narra come il virus della cattiveria si sia sparso ed abbia attecchito nel mondo a causa di un bambino maltrattato a tal punto che la sua cattiveria ha infestato l’umanità . Lei, Rossana la maestra , lascia i suoi metodi duri e dispotici per abbracciare la comprensione e la tolleranza. Nella narrazione non trascura la tragedia del bullismo e del genitore troppo spesso condizionato dal dispotismo dei figli che tutto vogliono per dichiararsi felici Immagini di tenerezza , di tolleranza e di riflessione, inducono lo spettatore ad una presa di coscienza che così non si può andare avanti, che bisogna cambiare in meglio perché qualche cosa cambi. Questo mondo si srotola in un ora e 10 minuti ed è riuscito a coinvolgere gli spettatori a tal punto che alla fine gli applausi non sono mancati ed hanno più volte richiamato in scena la fantastica, bravissima, poliedrica autrice-interprete Antonella Questa. Una cosa è certa , è un’opera da rivedere ,da gustare e per chi non c’era da non farsela scappare.