La Comunità greca in pellegrinaggio a Montenero

Per il terzo anno consecutivo, le Comunità greco-cattoliche romene in pellegrinaggio a Montenero

di Monica Cuzzocrea

Sono ormai tre anni che le Comunità greco-cattoliche romene di Livorno, Pisa, Firenze, Siena e Perugia, si sono recate in pellegrinaggio al Santuario di Montenero, guidate dai rispettivi parroci. Dopo la celebrazione in rito bizantino sono stati ricordati i 7 vescovi martiri che il 2 giugno scorso Papa Francesco ha canonizzato quando ha effettuato il viaggio apostolico in Romania. Nella storia del XX secolo è molto difficile trovare una persecuzione simile a quella scatenata in Romania dal regime comunista nel 1948 contro la comunità greco-cattolica. Il governo iniziò con il chiudere le scuole e i monasteri, confiscando tutte le proprietà della Chiesa. Nell’ottobre 1948 il regime convocò un “sinodo” del clero, dichiarando che si trattava di un incontro per rivedere l’unione con la Chiesa di Roma e aveva lo scopo di provocare la rottura della comunione con il Papa, attraverso il ritorno alla Chiesa ortodossa. Da quel momento, il governo ordinò che tutti i cattolici dovessero aderire all’ortodossia e il 1° dicembre 1948 decise di fatto di sopprimere la Chiesa greco-cattolica. I vescovi vennero arrestati e i
monasteri chiusi e messi sotto il controllo della Chiesa ortodossa. I beni furono espropriati e divisi: le scuole furono poste sotto il controllo del ministero della pubblica istruzione e le proprietà ecclesiastiche furono incorporate dal ministero delle politiche agricole. La Securitate, la famigerata polizia segreta, con grande zelo cercò di raggiungere l’obiettivo della distruzione sistematica della Chiesa greco-cattolica e dell’eliminazione dei suoi pastori. Si voleva una “unificazione” forzata con la Chiesa ortodossa, sulla quale il partito comunista esercitava il controllo. In questo senso, non doveva rimanere traccia dei fedeli vincolati a Roma, tanto meno dei loro pastori. Tra quanti testimoniarono la fedeltà alla  Chiesa cattolica vi furono proprio i sette vescovi martiri. È in questo contesto che s’inserisce il martirio dei vescovi Valeriu Traian Frenţiu, Vasile Aftenie, Ioan Suciu, Tit Liviu Chinezu, Ioan Bălan, Alexandru Rusu, e Iuliu Hossu, che papa Francesco ha beatificato. Blaj, Frenţiu, Aftenie, Suciu e Chinezu morirono in carcere. Gli altri tre, Bălan, Rusu e Hossu, riuscirono a sopravvivere alla prigione, ma morirono per le terribili condizioni in cui vissero durante il loro domicilio coatto. Prima della repressione nel Paese la Chiesa greco-cattolica contava circa un milione e cinquecentomila fedeli. Dopo cinquant’anni di persecuzione, i fedeli si sono più che dimezzati. E’ stata una cerimonia molto commovente e i numerosi fedeli hanno pregato e cantato con molta partecipazione uniti ai loro pastori. Padre Basile, parroco della comunità Livornese, ha ringraziato i monaci vallombrosani per l’ospitalità.