Le Calasanziane donano licenziamenti a La Vedetta

A seguito di cambio destinazione d’uso, le suore sfrattano l’hotel e dal primo gennaio mettono sulla strada otto dipendenti. Inutile il tentativo del vescovo Simone Giusti. Unica speranza è la riassunzione degli otto dipendenti nella nuova struttura.

di Roberto Olivato

Tutto è compiuto per il destino dell’hotel La Vedetta a Montenero. Gli otto dipendenti hanno ricevuto le lettere di licenziamento ed il proprietario ha avuto la buonuscita così in pieno clima natalizio le suore Calasanziane, proprietarie della struttura, hanno dato il ben servito a otto famiglie che vivevano del lavoro che l’hotel offriva loro. Nonostante l’intervento del vescovo Simone Giusti che a novembre cercò di scongiurare la chiusura dell’albergo, anche se le suore Calasanziane non appartengono alla sua Diocesi, le sorelle hanno proceduto nel loro intento finalizzato, da quello che si è saputo, ad inserire in quella struttura una casa di riposo. Molto probabilmente le suore hanno fatto quattro conti ritenendo più remunerativo l’apertura di una casa per anziani, che il solo affitto che derivava loro dall’albergo. In più di un’occasione come giornale abbiamo cercato di parlare con la madre generale, ma non si è mai fatta trovare. Avremmo voluto chiedere a suor Eugilde Germana Filippi madre generale dell’Ordine, se fosse così urgente il cambio di destinazione dall’albergo a casa di cura. Se si erano rese conto del problema che creavano a ben otto dipendenti e loro famiglie, oltretutto in una città dove la disoccupazione è oltre il livello di guardia e dove una struttura come La Vedetta, posta vicino al Santuario, era l’unico punto di riferimento a livello turistico per migliaia di pellegrini che nel corso degli anni hanno usufruito di quell’albergo. Non ci ha tanto stupito il silenzio della Madre Generale, ma il suo atto che non ci sembra avere niente di cristiano, perpetrato fra l’altro nel periodo natalizio in cui venne alla luce la Carità Cristiana che però molto probabilmente non trova alloggio presso le figlie povere di San Giuseppe Calasanzio, che in questo caso specifico hanno anteposto i loro interessi economici alla serenità di tante famiglie, che da anni dal lavoro in albergo, traevano il loro reddito per vivere . L’unica speranza, che potrebbe riscattare le suore e portare serenità a quei lavoratori e loro famigliari, è che gli stessi venissero riassunti nella nuova struttura, garantendo loro una continuità lavorativa ed evitando di gonfiare le fila di disoccupati, di cui Livorno non ha assolutamente bisogno.