Padre Michele ha salutato i suoi parrocchiani

di Roberto Olivato

E’ durata dodici anni la presenza a Livorno nella chiesa di San Ferdinando, di padre Michele Siggillino. Era infatti il 2006 quando giunse a Livorno per essere nominato cappellano delle Carceri in sostituzione di padre Cosimo Bleve. Nella dozzina d’anni livornesi , grazie alla sua umanità, ha saputo conquistarsi l’amicizia di tutti coloro ebbero il privilegio d’incontrarlo, come ricordato su una pergamena donatagli dai fedeli di San Ferdinando. Sembra quasi impossibile che il piccolo ed esile sacerdote, nato nel 1944 a Grassano in provincia di Matera, abbia potuto lasciare un così grande vuoto non solo fra i parrocchiani, ma anche fra i suoi carcerati che tramite l’assistente sociale hanno voluto salutare con una toccante lettera il loro Cappellano. La notizia della sua dipartita da Livorno, venne riportata su IlRuspante.news già nel mese di agosto e ieri sabato 27 ottobre, è avvenuto l’atteso e triste saluto, nel corso del quale padre Michele, che ha saputo ben controllare l’emozione del momento, rivolgendosi ai fedeli ha ricordato: “ Non dobbiamo dimenticare che siamo qui oggi, come in ogni celebrazione Eucaristica, per trovare Nostro Signore perché è solo lui che ci aiuta a superare difficoltà e momenti di sconforto. Solo sapendoci rivolgere ed abbandonandoci a lui con fiducia, anche i momenti più bui si arricchiranno di luce.” Questa frase, meglio di tante altre parole, fotografava al meglio l’emotività che interiormente stava vivendo come uomo, ma come sacerdote la Fede e l’obbedienza riuscivano a prevalere sui sentimenti. I festeggiamenti da parte dei parrocchiani sono proseguiti per tutta la serata, ricca di testimonianze di sana amicizia e dove quello che poteva essere un addio è stato soppiantato da un caloroso ARRIVEDERCI. In molti a portare i loro saluti,fra questi la comunità di S.Egidio, Rinnovamento nello Spirito, Milizia dell’Immacolata, la Caritas e le suore trinitarie. A subentrare a padre Michele il giovane diacono indonesiano frate Teodoro( foto di Giorgio Canu )