Primo maggio con Stella Maris

Festa del lavoro all’insegna della sicurezza. Per il lavoro a Livorno il vescovo invita ad abbandonare interessi personali, invidie e rivalità mettendo al primo posto l’interesse per la città. Nella ricorrenza del primo maggio, sulla Moby Vincent totale assenza della classe politica e sindacale

di Roberto Olivato

E’ stata con una S. Messa in suffragio ai due operai della Labromare, vittime sul lavoro il mese scorso, che il vescovo Simone Giusti ha celebrato, la festa di San Giuseppe lavoratore a bordo del traghetto Moby Vincent. Nella totale assenza di una rappresentanza dell’amministrazione comunale, ma anche della porto 2000 e sindacati, erano invece presenti, assieme al Questore, tutte le massime autorità militari oltre all’associazione Stella Maris col neo presidente Salvatore Vasta e la Caritas . Un’assenza senz’altro ingiusificata quella della politica e sindacale, che è stata sottolineata e commentata dai presenti alla celebrazione Eucaristica. Ma forse la mancata partecipazione delle suddette figure è stata dettata dall’impossibilità di poter offrire risposte circa la perdurante crisi lavorativa nella nostra città. Risposte a cui ha cercato di offrire suggerimenti monsignor Giusti nel corso della sua omelia e che prendendo spunto dalle parole di papa Francesco, che invita i sacerdoti ad essere più vicini al mondo del lavoro, ha sottilineato l’importanza di Stella Maris l’associazione che con padre Emilio Kolaczyk suo cappellano, si pone al servizio dei marittimi in transito su Livorno offrendo servizi quale internet per comunicare con i propri famigliari, assistenza spirituale, momenti di ricreazione ed a volte anche assistenza legale. Anche la Caritas con i suoi laboratori artigianali cerca d’insegnare un

lavoro a disoccupati ed anche immigrati. Sul tema immigrati il vescovo ha proposto che vengano loro affidati lavori socialmente utili per farli sentire partecipi alla vita cittadina, evitando che cadano nelle mani della criminalità. Parole assolutamente negative per forme di assistenzialismo a singoli individui, ma a favore di aiuti a famiglie numerose. Si è percepita una sorta di bocciatura al reddito di cittadinanza. La festa di San Giuseppe lavoratore ha offerto al vescovo l’opportunità per trattare il tema del lavoro partendo dalla definizione stessa del termine, sottolineandone l’importanza che esso riveste per la dignità di ogni uomo e che pertanto deve essere garantito a tutti, assieme alla sicurezza che occorre per espletarlo: ” Occorrono leggi internazionali che prevedano norme rigide sulla sicurezza per imprenditori ed operai perché in molti casi, pur di ottenere utili e per reggere la concorrenza non si spendono denari per la tutela della vita. Tutto questo è aberrante – ha proseguito il vescovo- l’uomo è fatto per il lavoro che però non deve essere un fine ma un mezzo che permetta una vita dignitosa ad ogni lavoratore ed alle proprie famiglie “. L’omelia si è poi focalizzata sulla realtà livornese dove monsignor Giusti ha sottolineato come a causa di interessi di bottega, rivalità, invidie ed egoismi, l’economia cittadina non riesca a decollare ed ha auspicato un più serio intervento nell’area portuale, principale potenziale fonte di lavoro. Dopo le nuove regole determinate dall’Autorità Marittima ed i lavori fatti eseguire dall’Autorità di Sistema- ha concluso Giusti –  con l’ampliamento del canale di accesso ed il dragaggio dei fondali all’imboccatura sud del porto, è stato possibile avere effetti positivi sulle condizioni di navigabilità e di sicurezza, che segnano una progressiva valorizzazione del porto di Livorno, dove una maggiore movimentazione delle merci trasportate in contenitori dalle grandi navi, offrirebbe grandi possibilità di lavoro, un primo passo al quale mi auguro di vederne seguire degli altri “.