Protesta si, ma per amore

Buongiorno, mie care Amiche e miei cari Amici, eccomi ad iniziare la mia quotidiana protesta, effettuata con logica rabbia che, espressa così spesso, alla fine mi renderà insopportabile a voi tutti. Avete letto tutti come per i danni dell’alluvione, la Funicolare di Montenero resterà chiusa per ben sei mesi e sarà riaperta con la modica spesa di 600 mila euro? Il nostro splendido Colle, con la sua parte più antica, ha ricevuto un durissimo colpo dalle acque travolgenti che sono scese al piano, tutto travolgendo. In questi giorni, nei quali il parossistico scontro politico per conquistare i voti, ha fatto dimenticare, diciamoci la verità, in gran parte le cause di quanto accaduto, abbiamo sentito l’isterica voce del vescovo Giusti scagliarsi contro la burocrazia che gli impedisce di iniziare i lavori di restauro all’aula mariana che, nel silenzio generale è colpevole di avere smembrato il “sacro colle” . Con queste righe vorrei chiedere alle autorità locali, in primis al Comune e alle Belle Arti, quasi sempre assenti, di verificare quanto sulla catastrofe abbia influito l’enorme manufatto che ha disastrato l’ecosistema del colle di Montenero e se le numerose altre iniezioni di cemento e chissà cos’altro, previste per arrestare la continua inondazione “dell’aula” dalle acque, possano generare altre catastrofi. Chiedere troppo? Caro Filippo Nogarin, prima di chiedere scusa al vescovo per avergli detto di pensare alle anime, avrebbe dovuto far compiere ai tecnici del Comune una vera

ricognizione in loco, allo scopo di verificare fino in fondo se non sarebbe stato più giusto, invece di concedergli la licenza edilizia demolire il tutto, asportando il cemento e ricoprendo l’enorme cratere con la terra. Si risparmierebbero, fra l’altro, anche i finanziamenti europei e statali dati ad opere che sono un business, non un servizio ai cittadini.

 

                                                                                                                                                   Otello Chelli