Creatività  sotto le bombe

C’è una parte del mondo di cui si parla poco o di cui si discute tanto, quando accadono eventi tragici. E’ una zona martoriata dai conflitti di guerra, che viene alle cronache a seguito di attacchi kamikaze e allo Stato Islamico. La Siria, un Paese da cui i civili tentano in tutti i modi di scappare e a volte ci riescono. Basti pensare che in Turchia ci sono quasi tre milioni di rifugiati siriani, soprattutto donne. Sono loro le più vulnerabili, catapultate in una realtà estranea e nuova, lontane dal paese d’origine e dagli affetti più cari, costrette a ricominciare da zero e spesso obbligate dalle circostanze a vivere in una situazione di isolamento sociale, oltre alle problematiche dovute alla lingua e altre barriere socio-culturali. Per fortuna ci sono delle associazioni, che operano sul territorio, che hanno permesso alle rifugiate siriane di ricostruirsi una vita ad Istanbul , creando orecchini coloratissimi  concedendo loro di dare sfogo alle loro abilità artistiche e creative.  Il messaggio è d’impatto, di pace:  Drop Earrings Not Bombs, che in italiano suona come ‘orecchini a goccia, non bombe’. I gioielli parlano, vogliono trasmettere un messaggio e una storia di forza raccontata nel design e nei colori dagli occhi di chi porta i segni della guerra.
Gli orecchini sono completamente fatti a mano e non sono realizzati con materiali nobili o con pietre preziose, ma sono in metallo e arricchiti da filo da cucito colorato, a discrezione del disegno che queste donne  hanno in mente sul momento. Ci sono poi le versioni impreziosite da perline colorate, ad esempio nel paio che riproduce i semi del melograno e la calma del mare, oppure nel paio che rappresenta la felce.
Quasi tutti gli orecchini s’ispirano alla natura: alle piante, al mandorlo, al ciliegio, alle rose di Damasco, all’Eufrate e agli ulivi, all’alba, poi ci sono anche altre tipologie che si rifanno ai coloratissimi dipinti di Van Gogh e alle ceramiche della Siria. Con il ricavato della vendita degli orecchini (circa 85 dollari al mese), queste rifugiate siriane riescono a fare la spesa per un mese per la propria famiglia. In questo modo le donne si sentono realizzate e acquistano una nuova consapevolezza perché non hanno più la necessità di chiedere soldi a nessuno, grazie a quello che per loro è a tutti gli effetti “il primo lavoro”. Un’indipendenza che per queste donne non era minimamente immaginabile nel paese d’origine. “Drop Earrings Not Bombs” è un progetto che rappresenta per queste famiglie una via d’uscita; una bidaia, parola araba per indicare un nuovo inizio.
Sara Marchetti