Segnalate tracce Covid nelle acque reflue

Tracce di Covid nelle acque reflue o acque di scarico, sono le acque utilizzate nelle attività umane, domestiche, industriali o agricole, che per questo motivo contengono sostanze organiche e inorganiche che possono recare danno alla salute e all’ambiente. Gli esiti delle prime indagini del progetto regionale

Ogni nuova ondata di crescita di casi positivi al Covid-19 è stata segnalata dalla rete di monitoraggio, in coerenza con i risultati dei tamponi oro-faringei, effettuati sul territorio regionale a partire dalla primavera 2021. Sono questi alcuni dei risultati preliminari della ricerca (la prima fase terminerà in questo mese di ottobre) attivata grazie al finanziamento di uno specifico progetto regionale di allerta precoce nella lotta al Covid-19.

Si tratta, in particolare, di un progetto “per il monitoraggio e la modellazione della presenza del virus Sars-CoV-2 nelle reti fognarie per la definizione un sistema di allerta precoce dell’evoluzione dell’epidemia di Sars-CoV-2, attraverso la modellazione della rete fognaria e l’individuazione di una serie di punti di monitoraggio su cui eseguire la ricerca del virus”.

“E’ un progetto all’avanguardia, in cui abbiamo subito creduto e che va ad aggiungersi al nostro sistema diffuso e articolato di contrasto alla pandemia attraverso lo screening tra la popolazione e la vaccinazione dei cittadini – ha commentato il presidente Eugenio Giani –. Abbiamo avviato questa importante ricerca prima ancora che l’Unione Europea raccomandasse ai Paesi membri di attivarsi con iniziative che andassero in questa direzione. Ho fiducia nella ricerca e nella scienza soprattutto se, come in questo caso, ci aiuta a rilevare l’eventuale presenza di focolai, a seguire l’evoluzione della diffusione del virus o a individuarne di nuovi, per intervenire tempestivamente con azioni mirate di contrasto”.

“Questo nuovo strumento di indagine, che ci consente di intercettare nuovi focolai e di monitorare la diffusione del virus nella popolazione, può anche aiutarci in modo determinante a definire protocolli, procedure e metodiche per il prelievo, la conservazione e le analisi delle acque reflue, per realizzare modelli di indagine su altri patogeni – ha fatto sapere l’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini –. Questi primi risultati ci incoraggiano a proseguire su questa strada e a continuare ad avvalerci delle nostre professionalità, che sono di altissimo livello e che rendono la Toscana un indiscusso punto di riferimento anche a livello internazionale sul fronte della ricerca e dell’innovazione. La sanità è organizzazione, professionalità, ricerca, innovazione, efficienza dei servizi e concretezza. Il progetto si inserisce in questo contesto di azioni concrete, che aggiungono valore al sistema sanitario pubblico”.

“In Toscana abbiano quasi 14mila chilometri di reti fognarie e 1200 impianti di trattamento dei reflui. Poter sorvegliare picchi di contagio da Covid-19 per il servizio idrico può essere relativamente facile, in modo da dare ampia collaborazione alle Asl territoriali e alle comunità locali – ha spiegato Alessandro Mazzei, direttore generale dell’Autorità Idrica Toscana –. Possiamo farlo anche per le competenze tecniche dei gestori del servizio e per la capillarità della nostra presenza”.