Sinodo aperto da Mons. Giusti al Santuario di Montenero

Al Santuario di Monenero il vescovo Simone Giusti, come avvenuto in tutte le Diocesi del Mondo, ha aperto il Sinodo per l’Italia

di Roberto Olivato

Il processo sinodale entra nel vivo anche in tutte le Diocesi. Dopo l’apertura solenne del 10 ottobre scorso con la S. Messa presieduta da Papa Francesco nella Basilica Vaticana, questa domenica, ha preso avvio anche in tutte le diocesi del mondo, con le celebrazioni eucaristiche dei vescovi. Il confronto è preparativo all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi che si svolgerà nel 2023 con protagonisti anche  laici e le famiglie.

Come ricordato dal Papa in occasione dell’apertura del Sinodo: “non è una convention ecclesiale ma un evento di grazia. Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme. Incontrare,, ascoltare e discernere  “. Se si parla di ascolto– ha detto Vincenzo Bassi, presidente della Fafce ( Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa )- le famiglie sono le prime ad essere ascoltate e se si parla d’ incontro, le famiglie sono le prime ad essere incontrate perché è nel tessuto familiare che difficoltà e fragilità vengono accolte e spesso risolte. Il pastore – ha concluso Bassi- deve ascoltare il proprio gregge ed esso è composto soprattutto da comunità di famiglie”.

Prima della S.Messa, il vescovo Simone Giusti  nell’adorazione Eucaristica si è rivolto alla Madonna ” Ci rivolgiamo alla Madre affinché illumini il cammino del Sinodo di tutta la Chiesa”

Monsignor Giusti questo Sinodo che cade dopo un anno di pandemia, sembra assumere un particolare signgificato ” Per la verità già dal Concilio Vaticano II era stata tracciata la linea, affinché la Chiesa si apra di più verso i poveri e bisognosi.

Il di più cosa sta a signficare? ” Il Papa ha invitato i sacerdoti ad uscire dalle parrocchie trasformandole in una sorta di ospedali da campo, per soccorrere chi è più in difficoltà. Solo avvicinando la gente si è in grado di conoscerne le esigenze, non solo materiali ma anche spirituali, perché la Chiesa deve essere sempre aperta verso i popoli e soprattutto verso gli ultimi.”

Per Livorno quale significato assume questo Sinodo?“Diciamo innanzitutto che è la prima volta nella storia della Chiesa che questo Sinodo investe tutta l’Italia, non era mai successo. Anche se per la verità a Livorno il primo Sinodo diocesano venne voluto da Mons. Ablondi nel 1984 e confermato da vescovi a lui succeduti. Tornando alla domanda, a Livorno i problemi atavici della  casa e del lavoro come il caso della Raffineria Eni che mette a casa 60 dipendenti oltre a 600 dell’indotto, pone noi come Chiesa cittadina a spronare la classe politica a trovare soluzioni che salvaguardino il lavoro e di conseguenza l’esistenza di tante famiglie, verso le quali dobbiamo saper aprirci con la vicinanza cercando di conoscere le loro esigenze ed aiutarle.”

Il Sinodo invita però non solo sacerdoti e religiose ad essere più attenti al prossinmo, ma anche i laici, in che modo? Innanzitutto non chiudendosi nell’individualismo , cominciando dalla propria famiglia, a saper vivere da cristiani nella preghiera e nell’aiuto al prossimo, ricordando che siamo tutti figli di un unico Padre che ci ama.”