Un Primo Maggio segnato dalla pandemia

Festa di San Giuseppe lavoratore e Festa del Primo Maggio. Una festa del lavoro il cui termine di questi tempi è un eufemismo. Monsignor Giusti ha richiamato tutti i protagonisti della società ad una maggiore concertazione finalizzata al bene sociale.

di Roberto Olivato

Questa mattina nella chiesa di San Giuseppe in piazza 2 Giugno, il vescovo Simone Giusti ha concelebrato la S.Messa del Primo Maggio.  “Nulla sarà come prima!- ha esordito il vescovo nell’omelia- turismo, trasporti, ristorazione e terzo settore, dopo questa pandemia non saranno più quelli di prima. Conseguenziale a questa crisi è la perdita del lavoro che appesantisce la già critica situazione delle abitazioni, dove molte famiglie faticano a pagare gli affitti. Come diocesi sosteniamo la lobby per i poveri e per la casa e stiamo approntando 8 appartamenti in via Bonaini che destineremo a famiglie bisognose, indicateci dai servizi sociali, ma questo non basta. E’ necessaria una concertazione fra politici, banche ed imprenditori per risollevare le sorti del Paese. La politica dovrebbe essere la prima forma di solidarietà ed invece prevalgono interessi di parte a scapito dei cittadini.”

Monsignor Giusti ha toccato anche il tasto dell’insoddisfazione giovanile ” E’ necessario il coinvolgimento dei giovani nella politica, come pare alcune proposte stiano proponendo, permettendo la partecipazione dei sedicenni al voto, solo così si riuscirà a farli sentire parte attiva della società,  responsabilizzandoli e facendoli uscire dall’apatia che attanaglia molti di loro, portandoli a compiere atti antisociali, come le violenze di queste ultime settimane dimostrano.

Ma i problemi, anche solo riferendoci alla nostra città, sono molteplici– ha precisato  il vescovo- come quello della raffineria che richiede creatività politica ed imprenditoriale, trovando un equilibrio fra salvaguardia lavoro ed esigenze ambientali, ma da risolvere sono anche i problemi dell’Interporto, il Porto e la Darsena Europa, i Bacini, la sanità , il nuovo Ospedale e l’emergenza abitativa. Un’attenzione è da rivolgere anche alle scuole paritarie– ha proseguito Giusti- perché col ridotto numero di alunni in presenza, le scuole non riescono a coprire le spese del personale che a breve si troverà senza lavoro. Abbiamo poi una fascia di cinquantenni e sessantenni trovatisi senza lavoro, per alcuni di loro come diocesi, stiamo valutando la possibilità d’inserirli, in attività lavorative affini alle loro peculiarità professionali.” La pesante situazione del lavoro accresciuta dalla pandemia, rende eufemistico il tema di quella che oggi avrebbe dovuto essere la sua Festa, ma monsignor Giusti ha voluto lanciare un segnale di positività e speranza, comunicando che monsignor Paolo Razzauti si dedicherà all’apertura della “Casa Papa Francesco Junior” che accoglierà ragazzi dai 14 ai 18 anni che per vari motivi sono senza genitori.